Il lavoro nasce dalla volontà di indagare i dispositivi formali e narrativi volti a proporre nuovi modelli di connessione interspecie nei romanzi di due autrici, Anna Maria Ortese e Laura Pugno. Superando i dualismi fondativi del pensiero occidentale, le scrittrici, appartenenti a contesti storici differenti, attraverso stili e meccanismi narrativi distinti, riconoscono alle creature non-umane, tradizionalmente escluse dal pensiero antropocentrico e logocentrico, un pieno statuto ontologico. Nello specifico, viene analizzata la trilogia delle “bestie-angelo” di Ortese, comprensiva de L’Iguana, Il cardillo addolorato e Alonso e i visionari, assumendo come supporti teorici i due “testamenti spirituali”, Corpo celeste e Le Piccole Persone. Per Pugno vengono invece presi in esame Sirene, La ragazza selvaggia, Melusina e, simmetricamente a quanto operato per Ortese, i testi In territorio selvaggio e Noi senza mondo, come strumenti di supporto all’interpretazione autoriale. Senza pretesa di realizzare un'indagine di ecocritica tout court, l’elaborato articola il confronto tra le due autrici individuandone i rispettivi posizionamenti teorici: laddove viene posta in risalto la portata pionieristica della produzione ortesiana rispetto alla sensibilità ecocritica contemporanea, la produzione di Pugno viene analizzata in particolare alla luce delle teorie ecofemministe, con aperture verso l’orizzonte postumano.
Praticare l’invisibile: meccanismi narrativi e relazioni interspecie in Anna Maria Ortese e Laura Pugno
GOBBO, MARGHERITA
2025/2026
Abstract
Il lavoro nasce dalla volontà di indagare i dispositivi formali e narrativi volti a proporre nuovi modelli di connessione interspecie nei romanzi di due autrici, Anna Maria Ortese e Laura Pugno. Superando i dualismi fondativi del pensiero occidentale, le scrittrici, appartenenti a contesti storici differenti, attraverso stili e meccanismi narrativi distinti, riconoscono alle creature non-umane, tradizionalmente escluse dal pensiero antropocentrico e logocentrico, un pieno statuto ontologico. Nello specifico, viene analizzata la trilogia delle “bestie-angelo” di Ortese, comprensiva de L’Iguana, Il cardillo addolorato e Alonso e i visionari, assumendo come supporti teorici i due “testamenti spirituali”, Corpo celeste e Le Piccole Persone. Per Pugno vengono invece presi in esame Sirene, La ragazza selvaggia, Melusina e, simmetricamente a quanto operato per Ortese, i testi In territorio selvaggio e Noi senza mondo, come strumenti di supporto all’interpretazione autoriale. Senza pretesa di realizzare un'indagine di ecocritica tout court, l’elaborato articola il confronto tra le due autrici individuandone i rispettivi posizionamenti teorici: laddove viene posta in risalto la portata pionieristica della produzione ortesiana rispetto alla sensibilità ecocritica contemporanea, la produzione di Pugno viene analizzata in particolare alla luce delle teorie ecofemministe, con aperture verso l’orizzonte postumano.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/31326