Questo elaborato intende analizzare il legame tra cibo, corpo e genere nella prima produzione di Ogawa Yōko, che va dall’esordio del 1988 al 2003, anno in cui la pubblicazione di Hakase no ai shita sūshiki segna, per la critica, il passaggio alla fase letteraria successiva. L’analisi, condotta dalla prospettiva dei food studies ed estesa ai ruoli di genere, si concentra sui personaggi femminili cui è affidata l’istanza narrativa, con particolare attenzione a “Kanpekina byōshitsu”, “Ninshin karendā” e Shugā taimu. L’elaborato cataloga anzitutto l’uso degli alimenti e il loro valore simbolico in quattro categorie: dato clinico e matematico, materia organica, veicolo di tossicità e forma incorruttibile. La tassonomia dimostra che il cibo, anziché svolgere la funzione biologica e quella consolatoria, è ciò che lega il corpo alla malattia, capovolgendo il ruolo della cura e del nutrimento. Attraverso l’accudimento e lo spazio domestico, l’analisi si estende poi a due modelli normativi di femminilità: l’ideale di “buona moglie, saggia madre” (ryōsai kenbo), che i testi decostruiscono, e la figura della shōjo, che ne risulta capovolta. L’obiettivo è mostrare come i testi producano, sul piano della rappresentazione, una critica della femminilità normativa nella forma delle “femminilità perturbanti”, a prescindere dalla distanza dichiarata dall’autrice rispetto all’etichetta di scrittrice femminista.
Cibo, corpo e genere: la decostruzione della femminilità normativa nella prima produzione di Ogawa Yōko
MAGUOLO, LORENZO
2025/2026
Abstract
Questo elaborato intende analizzare il legame tra cibo, corpo e genere nella prima produzione di Ogawa Yōko, che va dall’esordio del 1988 al 2003, anno in cui la pubblicazione di Hakase no ai shita sūshiki segna, per la critica, il passaggio alla fase letteraria successiva. L’analisi, condotta dalla prospettiva dei food studies ed estesa ai ruoli di genere, si concentra sui personaggi femminili cui è affidata l’istanza narrativa, con particolare attenzione a “Kanpekina byōshitsu”, “Ninshin karendā” e Shugā taimu. L’elaborato cataloga anzitutto l’uso degli alimenti e il loro valore simbolico in quattro categorie: dato clinico e matematico, materia organica, veicolo di tossicità e forma incorruttibile. La tassonomia dimostra che il cibo, anziché svolgere la funzione biologica e quella consolatoria, è ciò che lega il corpo alla malattia, capovolgendo il ruolo della cura e del nutrimento. Attraverso l’accudimento e lo spazio domestico, l’analisi si estende poi a due modelli normativi di femminilità: l’ideale di “buona moglie, saggia madre” (ryōsai kenbo), che i testi decostruiscono, e la figura della shōjo, che ne risulta capovolta. L’obiettivo è mostrare come i testi producano, sul piano della rappresentazione, una critica della femminilità normativa nella forma delle “femminilità perturbanti”, a prescindere dalla distanza dichiarata dall’autrice rispetto all’etichetta di scrittrice femminista.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/31121