Nel 2013 Hito Steyerl presenta How Not to Be Seen: A Fucking Didactic Educational .MOV File, sei anni dopo Trevor Paglen sviluppa il progetto ImageNet Roulette. Il presente lavoro propone un’analisi comparativa delle due opere, con l’obiettivo di riflettere sulla trasformazione contemporanea dei regimi di visibilità e sul passaggio dalla sorveglianza, per come tradizionalmente la delinea Foucault, alla classificazione algoritmica. Se nel paradigma moderno la visione implicava una sequenza temporale in cui il soggetto appariva per poi essere osservato e classificato, oggi tale ordine risulta invertito: l’apparizione è già anticipata e strutturata da griglie preesistenti, incorporate nelle classificazioni dei dataset e nei sistemi di machine learning, che informano l’intelligenza artificiale. La ricerca proposta coniuga l’analisi storico-artistica delle opere, integrando la produzione teorica dei due artisti e la loro contestualizzazione in un quadro specifico, partendo dalla genealogia della visione proposta da Jonathan Crary. Il presente lavoro interroga inoltre il passaggio paradigmatico dall'immagine come elemento ottico a operazione di dati, in particolare in riferimento a Jussi Parikka, come chiave di lettura del passaggio strutturale fra le due opere. La ricerca si pone l’obiettivo di mettere in luce come la visibilità non operi più primariamente come pratica ottica, ma come infrastruttura informazionale, che organizza a priori il campo del visibile. L’invisibilità, concepita come possibile strategia di resistenza nell’opera di Steyerl, viene messa in tensione con l’opera di Paglen, in cui il soggetto visto è già inscritto in una matrice di riconoscimento prima ancora di entrare nel campo percettivo. Il presente lavoro sostiene che la sorveglianza nell’era contemporanea si sviluppi a priori rispetto alla visione ottica. A partire da questo confronto, la ricerca intende interrogare una possibile riconfigurazione delle pratiche artistiche critiche: se Steyerl mette in scena, anche ironicamente, l’invisibilità, Paglen propone un contro-movimento che consiste nel rendere visibili le infrastrutture materiali ed epistemiche della classificazione. La resistenza fatica a coincidere con la scomparsa, per rivelarsi piuttosto nell’esposizione dei processi che governano la visione stessa.

Dall’immagine al dato: regimi di visibilità in How Not to Be Seen di Hito Steyerl e ImageNet Roulette di Trevor Paglen.

BECCIO, DELIA
2025/2026

Abstract

Nel 2013 Hito Steyerl presenta How Not to Be Seen: A Fucking Didactic Educational .MOV File, sei anni dopo Trevor Paglen sviluppa il progetto ImageNet Roulette. Il presente lavoro propone un’analisi comparativa delle due opere, con l’obiettivo di riflettere sulla trasformazione contemporanea dei regimi di visibilità e sul passaggio dalla sorveglianza, per come tradizionalmente la delinea Foucault, alla classificazione algoritmica. Se nel paradigma moderno la visione implicava una sequenza temporale in cui il soggetto appariva per poi essere osservato e classificato, oggi tale ordine risulta invertito: l’apparizione è già anticipata e strutturata da griglie preesistenti, incorporate nelle classificazioni dei dataset e nei sistemi di machine learning, che informano l’intelligenza artificiale. La ricerca proposta coniuga l’analisi storico-artistica delle opere, integrando la produzione teorica dei due artisti e la loro contestualizzazione in un quadro specifico, partendo dalla genealogia della visione proposta da Jonathan Crary. Il presente lavoro interroga inoltre il passaggio paradigmatico dall'immagine come elemento ottico a operazione di dati, in particolare in riferimento a Jussi Parikka, come chiave di lettura del passaggio strutturale fra le due opere. La ricerca si pone l’obiettivo di mettere in luce come la visibilità non operi più primariamente come pratica ottica, ma come infrastruttura informazionale, che organizza a priori il campo del visibile. L’invisibilità, concepita come possibile strategia di resistenza nell’opera di Steyerl, viene messa in tensione con l’opera di Paglen, in cui il soggetto visto è già inscritto in una matrice di riconoscimento prima ancora di entrare nel campo percettivo. Il presente lavoro sostiene che la sorveglianza nell’era contemporanea si sviluppi a priori rispetto alla visione ottica. A partire da questo confronto, la ricerca intende interrogare una possibile riconfigurazione delle pratiche artistiche critiche: se Steyerl mette in scena, anche ironicamente, l’invisibilità, Paglen propone un contro-movimento che consiste nel rendere visibili le infrastrutture materiali ed epistemiche della classificazione. La resistenza fatica a coincidere con la scomparsa, per rivelarsi piuttosto nell’esposizione dei processi che governano la visione stessa.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/31096