La ricerca indaga le forme contemporanee del mecenatismo d'impresa in Italia, assumendo come oggetto la Corporate Cultural Responsibility: le pratiche con cui l'impresa sostiene, produce e custodisce arte e patrimonio culturale. Ricostruito il quadro teorico e giuridico del fenomeno — dalla filantropia strategica ai musei d'impresa, alle fondazioni e al welfare culturale, fino alla Società Benefit (L. 208/2015) —, l'indagine empirica adotta un disegno mixed-methods a dominanza qualitativa su nove imprese, in parte qualificate come Società Benefit (Aboca, Carraro, Florim, Grafiche Antiga, Irinox, M.C.G., Reti, Zordan, 21 Gallery), combinando questionari, interviste in profondità e analisi del contenuto della rendicontazione societaria. Emergono tre risultati convergenti: un «gap di trasparenza», poiché la maggioranza delle imprese non isola contabilmente la spesa culturale; l'assenza della cultura fra i temi materiali, rendicontata con indicatori di attività anziché di outcome; l'invisibilità strutturale dei presidi proprietari — musei, collezioni, edizioni — esclusi tanto dall'Art Bonus quanto dai framework ESG. Ne deriva un paradosso: chi investe di più in cultura è meno attrezzato a misurarne l'impatto. La proposta conclusiva ribalta la prospettiva di misurazione dal finanziatore all'istituzione beneficiaria e delinea, discutendo limiti e potenzialità dello SROI culturale, un protocollo di rendicontazione condivisa.
Il mecenatismo invisibile. Arte, musei d'impresa e patrimonio culturale: nove casi studio di aziende italiane
SCARANTE, LAURA
2025/2026
Abstract
La ricerca indaga le forme contemporanee del mecenatismo d'impresa in Italia, assumendo come oggetto la Corporate Cultural Responsibility: le pratiche con cui l'impresa sostiene, produce e custodisce arte e patrimonio culturale. Ricostruito il quadro teorico e giuridico del fenomeno — dalla filantropia strategica ai musei d'impresa, alle fondazioni e al welfare culturale, fino alla Società Benefit (L. 208/2015) —, l'indagine empirica adotta un disegno mixed-methods a dominanza qualitativa su nove imprese, in parte qualificate come Società Benefit (Aboca, Carraro, Florim, Grafiche Antiga, Irinox, M.C.G., Reti, Zordan, 21 Gallery), combinando questionari, interviste in profondità e analisi del contenuto della rendicontazione societaria. Emergono tre risultati convergenti: un «gap di trasparenza», poiché la maggioranza delle imprese non isola contabilmente la spesa culturale; l'assenza della cultura fra i temi materiali, rendicontata con indicatori di attività anziché di outcome; l'invisibilità strutturale dei presidi proprietari — musei, collezioni, edizioni — esclusi tanto dall'Art Bonus quanto dai framework ESG. Ne deriva un paradosso: chi investe di più in cultura è meno attrezzato a misurarne l'impatto. La proposta conclusiva ribalta la prospettiva di misurazione dal finanziatore all'istituzione beneficiaria e delinea, discutendo limiti e potenzialità dello SROI culturale, un protocollo di rendicontazione condivisa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/31016