italiano

Questa ricerca, basata su un lavoro etnografico nel villaggio di Mingyue (Chengdu, Sichuan, Cina), esamina la frattura della logica abitativa in un insediamento Linpan dopo i terremoti del Wenchuan (2008) e del Lushan (2013), nel contesto della ricostruzione e della transizione al turismo culturale. La “profondità dell'abitare” è intesa non come patrimonio statico, ma come campo dinamico mantenuto da un tessuto intergenerazionale che integra campi, foreste, case e tombe. I due eventi sismici hanno interrotto questa tessitura, generando percezioni divergenti tra nativi, nuovi abitanti e turisti. Collocando la frattura nella lunga durata del rapporto uomo-acqua, la vulnerabilità emerge come storicamente riconfigurata, non prodotta dai disastri. Più a monte, essa affonda le radici in un conflitto del 2008 mai risolto tra Stato e società, che costituisce il trauma pregresso delle successive politiche di governance, nelle quali il discorso culturale-creativo ha funzionato come tecnologia riparativa della legittimità. Le strategie di risposta sono molteplici: la resistenza quotidiana come testo nascosto; le pratiche religiose incorporate come micro-rifugi durante la pandemia; il rovesciamento dei ruoli tra giovani rientrati e nuovi abitanti nell’era post-pandemica, che rivela una vulnerabilità in continua redistribuzione. Attraverso il “wayfaring” di Ingold e il “focolare cosmopolita” di Tuan, la ricerca conclude che il filo vitale di Mingyue non si è mai spezzato né ricucito del tutto, ma persiste in uno stato di tessitura aperta e generativa.

Dalla catastrofe alla vita che tesse: Spazio, memoria e comunità in un insediamento Linpan di Chengdu

WANG, YIMEI
2025/2026

Abstract

italiano
2025
Questa ricerca, basata su un lavoro etnografico nel villaggio di Mingyue (Chengdu, Sichuan, Cina), esamina la frattura della logica abitativa in un insediamento Linpan dopo i terremoti del Wenchuan (2008) e del Lushan (2013), nel contesto della ricostruzione e della transizione al turismo culturale. La “profondità dell'abitare” è intesa non come patrimonio statico, ma come campo dinamico mantenuto da un tessuto intergenerazionale che integra campi, foreste, case e tombe. I due eventi sismici hanno interrotto questa tessitura, generando percezioni divergenti tra nativi, nuovi abitanti e turisti. Collocando la frattura nella lunga durata del rapporto uomo-acqua, la vulnerabilità emerge come storicamente riconfigurata, non prodotta dai disastri. Più a monte, essa affonda le radici in un conflitto del 2008 mai risolto tra Stato e società, che costituisce il trauma pregresso delle successive politiche di governance, nelle quali il discorso culturale-creativo ha funzionato come tecnologia riparativa della legittimità. Le strategie di risposta sono molteplici: la resistenza quotidiana come testo nascosto; le pratiche religiose incorporate come micro-rifugi durante la pandemia; il rovesciamento dei ruoli tra giovani rientrati e nuovi abitanti nell’era post-pandemica, che rivela una vulnerabilità in continua redistribuzione. Attraverso il “wayfaring” di Ingold e il “focolare cosmopolita” di Tuan, la ricerca conclude che il filo vitale di Mingyue non si è mai spezzato né ricucito del tutto, ma persiste in uno stato di tessitura aperta e generativa.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
WANG_YIMEI_903453.pdf

accesso aperto

Dimensione 4.74 MB
Formato Adobe PDF
4.74 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/30483