L'obiettivo di questo lavoro di ricerca è approfondire il ruolo della tecnologia e dei nuovi media nella raccolta di dati degli utenti e capire quali nuovi strumenti influiscono nel paradigma del controllo della popolazione attraverso il pretesto di garantirne la sicurezza. Il primo capitolo è dedicato allo sfondo teorico della ricerca: cosa sono i nuovi media e come interagiscono nelle nostre comunicazioni quotidiane secondo le definizioni di McLuhan e altri teorici della comunicazione come Youngblood, Manovich, Bolter e Grusin. Definiremo qual è il contesto sociale ed economico in cui si collocano i nuovi media e le nuove tecnologie e come queste contribuiscano a solidificare uno specifico modello di mercato in cui le persone e le loro caratteristiche diventano utenti codificati da una banca dati: nello specifico facendo riferimento al lavoro di Shoshana Zuboff Il capitalismo della sorveglianza e alle teorie di Michel Foucalt relative al Panoptismo, assieme ad altri intellettuali più recenti come Zygmunt Bauman e Catherine D’Ignazio. Nel secondo capitolo viene analizzato nello specifico lo strumento della macchina videografica utilizzata per scopi di videosorveglianza e la tecnica della videosorveglianza a circuito chiuso: facendo riferimento a vari saggi di Foucault e Gramsci sull’utilizzo della sorveglianza come strumento di controllo più che come strumento di sicurezza. Vengono approfonditi anche gli aspetti più tecnologici come l’uso della sorveglianza biometrica a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001, e l’emergenza legata alla preservazione della privacy dei cittadini, con un’appendice finale dedicata alla città intelligente prendendo in analisi il caso di Venezia Seguendo l’analisi teorica con alcuni esempi pratici, nel terzo capitolo vengono presi in considerazione alcuni casi studio: opere e lavori di artist3 sul tema della sorveglianza che hanno utilizzato la videocamera e gli strumenti di identificazione per installazioni all’interno di mostre, come gli artisti della videoarte degli anni Settanta Bruce Nauman, Peter Campus e Dan Graham. I lavori più politici sulla sorveglianza realizzati negli anni Ottanta dalle artiste Julia Scher e Lynn Hershmann-Leeson, che hanno utilizzato filmati di videosorveglianza per portare avanti una critica all’uso della forza e del controllo nella società contemporanea. E infine, artistə del nuovo millennio che hanno utilizzato il mondo digitale a loro vantaggio per diffondere un messaggio politico cercando di aggirare le regole delle piattaforme che in alcuni paesi proibiscono la diffusione di messaggi contro il governo o contro un determinato sistema di potere, come ad esempio Jill Magid, Hito Steyerl, Laura Poitras, Eva e Franco Mattes e Zach Blas. Infine, viene preso in considerazione un determinato approccio sociologico sull’arte che individua nelle pratiche artistiche non solo dei messaggi contenutistici rilevanti e critici ma che anche offrono nella loro analisi un’anteprima della direzione che la società sta prendendo verso il controllo e la sorveglianza dei cittadini. Questo approfondimento vuole porre la questione della sorveglianza in senso critico e condurre a una riflessione, ossia: siamo sicurə che l’utilizzo della tecnologia di sorveglianza nelle strade e nella sfera digitale sia a nostro favore e in che modo riusciremo ancora a giustificare l’invasione delle telecamere nel nostro quotidiano a scopi commerciali e a scopi securitari? Esiste un modo di sentirsi al sicuro senza sentirsi sotto controllo?
Sorveglianza e nuovi media: il paradigma del controllo nel contesto dell'era digitale e delle arti visive
MILAN, NATASHA
2025/2026
Abstract
L'obiettivo di questo lavoro di ricerca è approfondire il ruolo della tecnologia e dei nuovi media nella raccolta di dati degli utenti e capire quali nuovi strumenti influiscono nel paradigma del controllo della popolazione attraverso il pretesto di garantirne la sicurezza. Il primo capitolo è dedicato allo sfondo teorico della ricerca: cosa sono i nuovi media e come interagiscono nelle nostre comunicazioni quotidiane secondo le definizioni di McLuhan e altri teorici della comunicazione come Youngblood, Manovich, Bolter e Grusin. Definiremo qual è il contesto sociale ed economico in cui si collocano i nuovi media e le nuove tecnologie e come queste contribuiscano a solidificare uno specifico modello di mercato in cui le persone e le loro caratteristiche diventano utenti codificati da una banca dati: nello specifico facendo riferimento al lavoro di Shoshana Zuboff Il capitalismo della sorveglianza e alle teorie di Michel Foucalt relative al Panoptismo, assieme ad altri intellettuali più recenti come Zygmunt Bauman e Catherine D’Ignazio. Nel secondo capitolo viene analizzato nello specifico lo strumento della macchina videografica utilizzata per scopi di videosorveglianza e la tecnica della videosorveglianza a circuito chiuso: facendo riferimento a vari saggi di Foucault e Gramsci sull’utilizzo della sorveglianza come strumento di controllo più che come strumento di sicurezza. Vengono approfonditi anche gli aspetti più tecnologici come l’uso della sorveglianza biometrica a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001, e l’emergenza legata alla preservazione della privacy dei cittadini, con un’appendice finale dedicata alla città intelligente prendendo in analisi il caso di Venezia Seguendo l’analisi teorica con alcuni esempi pratici, nel terzo capitolo vengono presi in considerazione alcuni casi studio: opere e lavori di artist3 sul tema della sorveglianza che hanno utilizzato la videocamera e gli strumenti di identificazione per installazioni all’interno di mostre, come gli artisti della videoarte degli anni Settanta Bruce Nauman, Peter Campus e Dan Graham. I lavori più politici sulla sorveglianza realizzati negli anni Ottanta dalle artiste Julia Scher e Lynn Hershmann-Leeson, che hanno utilizzato filmati di videosorveglianza per portare avanti una critica all’uso della forza e del controllo nella società contemporanea. E infine, artistə del nuovo millennio che hanno utilizzato il mondo digitale a loro vantaggio per diffondere un messaggio politico cercando di aggirare le regole delle piattaforme che in alcuni paesi proibiscono la diffusione di messaggi contro il governo o contro un determinato sistema di potere, come ad esempio Jill Magid, Hito Steyerl, Laura Poitras, Eva e Franco Mattes e Zach Blas. Infine, viene preso in considerazione un determinato approccio sociologico sull’arte che individua nelle pratiche artistiche non solo dei messaggi contenutistici rilevanti e critici ma che anche offrono nella loro analisi un’anteprima della direzione che la società sta prendendo verso il controllo e la sorveglianza dei cittadini. Questo approfondimento vuole porre la questione della sorveglianza in senso critico e condurre a una riflessione, ossia: siamo sicurə che l’utilizzo della tecnologia di sorveglianza nelle strade e nella sfera digitale sia a nostro favore e in che modo riusciremo ancora a giustificare l’invasione delle telecamere nel nostro quotidiano a scopi commerciali e a scopi securitari? Esiste un modo di sentirsi al sicuro senza sentirsi sotto controllo?| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/30361