Durante il Ventennio fascista in Italia furono realizzati e riqualificati molti complessi universitari, considerati non solo come istituzioni educative, ma anche come strumenti culturali e architettonici per rappresentare il potere e formare l’“uomo fascista”. L’elaborato esamina l’ideologia e il rapporto tra architettura e potere promosso da Benito Mussolini, per poi considerare la riforma del sistema universitario attuata da Giovanni Gentile nel 1923. La ricerca prende in esame i diversi linguaggi architettonici del periodo; dall’avanguardia futurista al ritorno al classicismo, fino al Razionalismo e alla definizione di uno “stile littorio”. Vengono analizzati alcuni casi studio rilevanti: la Città Universitaria di Roma di Marcello Piacentini, il Palazzo degli Studi di Trieste, gli interventi a Milano tra riuso monumentale e funzionalismo, il Palazzo delle Scienze a Cagliari, il contesto universitario di Pisa, la facoltà di Ingegneria a Bologna e gli interventi edilizi all’università di Padova. L’analisi evidenzia un filo conduttore: la volontà di attribuire agli edifici universitari un ruolo rappresentativo nel contesto urbano. Al contempo, emerge l’ambiguità stilistica, con una pluralità di approcci uniti dalla convergenza tra l’ideologia del regime ed esigenze funzionali, caratterizzati da elementi comuni come monumentalità, riduzione dell’apparato decorativo, volumetrie compatte e l’impiego di materiali locali.
Architettura e progettazione edilizia nei complessi universitari durante il Fascismo: spazi per l'educazione e la ricerca nella formazione dell' "uomo fascista".
TOLIO, MATILDE
2025/2026
Abstract
Durante il Ventennio fascista in Italia furono realizzati e riqualificati molti complessi universitari, considerati non solo come istituzioni educative, ma anche come strumenti culturali e architettonici per rappresentare il potere e formare l’“uomo fascista”. L’elaborato esamina l’ideologia e il rapporto tra architettura e potere promosso da Benito Mussolini, per poi considerare la riforma del sistema universitario attuata da Giovanni Gentile nel 1923. La ricerca prende in esame i diversi linguaggi architettonici del periodo; dall’avanguardia futurista al ritorno al classicismo, fino al Razionalismo e alla definizione di uno “stile littorio”. Vengono analizzati alcuni casi studio rilevanti: la Città Universitaria di Roma di Marcello Piacentini, il Palazzo degli Studi di Trieste, gli interventi a Milano tra riuso monumentale e funzionalismo, il Palazzo delle Scienze a Cagliari, il contesto universitario di Pisa, la facoltà di Ingegneria a Bologna e gli interventi edilizi all’università di Padova. L’analisi evidenzia un filo conduttore: la volontà di attribuire agli edifici universitari un ruolo rappresentativo nel contesto urbano. Al contempo, emerge l’ambiguità stilistica, con una pluralità di approcci uniti dalla convergenza tra l’ideologia del regime ed esigenze funzionali, caratterizzati da elementi comuni come monumentalità, riduzione dell’apparato decorativo, volumetrie compatte e l’impiego di materiali locali.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29796