Il finanziamento culturale offre un vasto e complesso ventaglio di fonti da cui attingere e da saper sfruttare. Fonti private, pubbliche e interne alle organizzazioni che richiedono una visione strategica del processo di reperimento e di accesso alle risorse finanziarie (e non solo), una gestione quanto più efficace per far fronte a contesti ambientali sempre più ostili; basti notare il progressivo taglio dei finanziamenti pubblici alla cultura. Nel 2021 è stato però approvato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), funzionale alla rivitalizzazione del tessuto socioeconomico del paese: la cultura non poteva mancare come catalizzatore dello sviluppo e così le è stata dedicata l'intera terza componente della prima missione. Internamente a questa si posiziona un'opportunità di finanziamento di portata unica nel suo genere, dedicata ai borghi storici italiani e alla rigenerazione delle delicate e fragili aree interne: il Bando Borghi da 20 milioni di euro per 21 progetti pilota (uno per regione e provincia autonoma, la linea A) e oltre un milione per oltre 200 borghi (la linea B). Palù del Fersina e Arquà Petrarca sono due borghi che hanno beneficiato del Bando Borghi (o PNRR Borghi) in modo diverso, rispettivamente relativi alle linee A e B del finanziamento europeo. Borghi che differiscono per assetti che precedono la crisi pandemica e che hanno affrontato la stesura dei progetti con risorse ben diverse, mettendo in luce delle criticità che colpiscono le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni culturali (e non) che si troveranno a gestire attività per le quali non sono del tutto adeguate. Criticità che riguardano sia questi soggetti che l'assetto metodologico del bando stesso: mancanza di competenze affrontate con una sistematica esternalizzazione lontana dalla auspicata sussidiarietà orizzontale, co-gestione e co-progettazione, tempistiche ristrette e tassative che non permettono un investmento veramente partecipato e volto allo sviluppo locale come lo intendevano le politiche territoriali (SNAI) su cui il PNRR insiste; competività tra soggetti fragili che più che coesione territoriale rischia di generare ulteriore frammentazione e di costruire altre "cattedrali nel deserto". Lo sviluppo territoriale coeso e reticolare, con la cultura come catalizzatore per la rigenerazione socioeconomica dei borghi e delle aree interne, non può configurarsi come un massivo progetto da calare dall'alto a causa dei tempi stretti e delle lacune competenziali; si inscrive infatti in un orizzonte temporale esteso in cui deve essere costruito il consenso della comunità e degli stakeholder locali e adottata una progettazione e gestione partecipate e condivise tra i soggetti coinvolti. Anche i partenariati afferiscono a questo ciclo temporale pluriennale, strumento elogiato e promosso dalle politiche territoriali e dal PNRR. La visione del Piano per accedere al finanziamento europeo non sembra però rispettare e considerare queste problematiche, pensando più a spendere le risorse percepite e a relegare i dibattiti al dopo, quando saranno i piccoli comuni dei borghi a dover gestire i grandi progetti costruiti. Queste sono le criticità principali che gettano ombra sulla buona riuscita del PNRR Borghi, il quale corre il rischio di presentarsi come un'occasione mancata da pagare amaramente.

Il PNRR Borghi o Bando Borghi: Potenzialità e criticità di un'occasione unica

SARTORI, GIOVANNI
2025/2026

Abstract

Il finanziamento culturale offre un vasto e complesso ventaglio di fonti da cui attingere e da saper sfruttare. Fonti private, pubbliche e interne alle organizzazioni che richiedono una visione strategica del processo di reperimento e di accesso alle risorse finanziarie (e non solo), una gestione quanto più efficace per far fronte a contesti ambientali sempre più ostili; basti notare il progressivo taglio dei finanziamenti pubblici alla cultura. Nel 2021 è stato però approvato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), funzionale alla rivitalizzazione del tessuto socioeconomico del paese: la cultura non poteva mancare come catalizzatore dello sviluppo e così le è stata dedicata l'intera terza componente della prima missione. Internamente a questa si posiziona un'opportunità di finanziamento di portata unica nel suo genere, dedicata ai borghi storici italiani e alla rigenerazione delle delicate e fragili aree interne: il Bando Borghi da 20 milioni di euro per 21 progetti pilota (uno per regione e provincia autonoma, la linea A) e oltre un milione per oltre 200 borghi (la linea B). Palù del Fersina e Arquà Petrarca sono due borghi che hanno beneficiato del Bando Borghi (o PNRR Borghi) in modo diverso, rispettivamente relativi alle linee A e B del finanziamento europeo. Borghi che differiscono per assetti che precedono la crisi pandemica e che hanno affrontato la stesura dei progetti con risorse ben diverse, mettendo in luce delle criticità che colpiscono le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni culturali (e non) che si troveranno a gestire attività per le quali non sono del tutto adeguate. Criticità che riguardano sia questi soggetti che l'assetto metodologico del bando stesso: mancanza di competenze affrontate con una sistematica esternalizzazione lontana dalla auspicata sussidiarietà orizzontale, co-gestione e co-progettazione, tempistiche ristrette e tassative che non permettono un investmento veramente partecipato e volto allo sviluppo locale come lo intendevano le politiche territoriali (SNAI) su cui il PNRR insiste; competività tra soggetti fragili che più che coesione territoriale rischia di generare ulteriore frammentazione e di costruire altre "cattedrali nel deserto". Lo sviluppo territoriale coeso e reticolare, con la cultura come catalizzatore per la rigenerazione socioeconomica dei borghi e delle aree interne, non può configurarsi come un massivo progetto da calare dall'alto a causa dei tempi stretti e delle lacune competenziali; si inscrive infatti in un orizzonte temporale esteso in cui deve essere costruito il consenso della comunità e degli stakeholder locali e adottata una progettazione e gestione partecipate e condivise tra i soggetti coinvolti. Anche i partenariati afferiscono a questo ciclo temporale pluriennale, strumento elogiato e promosso dalle politiche territoriali e dal PNRR. La visione del Piano per accedere al finanziamento europeo non sembra però rispettare e considerare queste problematiche, pensando più a spendere le risorse percepite e a relegare i dibattiti al dopo, quando saranno i piccoli comuni dei borghi a dover gestire i grandi progetti costruiti. Queste sono le criticità principali che gettano ombra sulla buona riuscita del PNRR Borghi, il quale corre il rischio di presentarsi come un'occasione mancata da pagare amaramente.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29455