La presente tesi nasce da una riflessione semplice ma significativa: la crescente difficoltà nel comprendere e nell’empatizzare con l’arte contemporanea. L’interrogativo iniziale, ispirato dalla domanda spontanea di mia nonna «Perché non fanno più le cose come una volta?» esprime il senso di spaesamento che spesso caratterizza l’esperienza del pubblico di fronte alle opere contemporanee. Da qui nasce l’esigenza di indagare non solo le cause culturali e percettive di tale distanza, ma anche i processi cognitivi e neurobiologici che influenzano la risposta estetica. La ricerca si avvale delle teorie della neuroestetica, disciplina che studia i correlati cerebrali dell’esperienza artistica, mostrando come l’arte contemporanea coinvolga dimensioni visive, emotive e concettuali, richiedendo una partecipazione attiva dello spettatore. Un caso emblematico è rappresentato dalle opere di Patricia Piccinini, le cui sculture iperrealistiche, sospese tra umano e non umano, suscitano reazioni emotive ambivalenti e stimolano una riflessione sul confine tra naturale e artificiale. A supporto dell’indagine è stato elaborato un questionario sperimentale basato su due opere dell’artista, che integra la scala AESTHEMOS, il Self-Assessment Manikin (SAM), una scala Likert e domande aperte. L’obiettivo è comprendere come sia possibile ridurre la distanza percepita tra il pubblico e l’arte contemporanea.
Quando comprendere cambia la percezione. La neuroestetica come chiave di lettura per l'arte contemporanea.
SELVA, MARIAELENA
2025/2026
Abstract
La presente tesi nasce da una riflessione semplice ma significativa: la crescente difficoltà nel comprendere e nell’empatizzare con l’arte contemporanea. L’interrogativo iniziale, ispirato dalla domanda spontanea di mia nonna «Perché non fanno più le cose come una volta?» esprime il senso di spaesamento che spesso caratterizza l’esperienza del pubblico di fronte alle opere contemporanee. Da qui nasce l’esigenza di indagare non solo le cause culturali e percettive di tale distanza, ma anche i processi cognitivi e neurobiologici che influenzano la risposta estetica. La ricerca si avvale delle teorie della neuroestetica, disciplina che studia i correlati cerebrali dell’esperienza artistica, mostrando come l’arte contemporanea coinvolga dimensioni visive, emotive e concettuali, richiedendo una partecipazione attiva dello spettatore. Un caso emblematico è rappresentato dalle opere di Patricia Piccinini, le cui sculture iperrealistiche, sospese tra umano e non umano, suscitano reazioni emotive ambivalenti e stimolano una riflessione sul confine tra naturale e artificiale. A supporto dell’indagine è stato elaborato un questionario sperimentale basato su due opere dell’artista, che integra la scala AESTHEMOS, il Self-Assessment Manikin (SAM), una scala Likert e domande aperte. L’obiettivo è comprendere come sia possibile ridurre la distanza percepita tra il pubblico e l’arte contemporanea.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29265