In un contesto caratterizzato dall’integrazione pervasiva delle tecnologie di controllo nelle infrastrutture quotidiane, la sorveglianza si configura come una condizione strutturale dell’esperienza sociale, incidendo profondamente sui regimi di visibilità, sui processi di soggettivazione e sulle modalità di produzione del reale. Muovendo da questa premessa, il presente lavoro assume le pratiche della Surveillance Art come dispositivo critico attraverso cui interrogare tali trasformazioni. La ricerca analizza un complesso eterogeneo di pratiche artistiche contemporanee, indagandone le condizioni di emersione, le configurazioni espositive e le principali articolazioni teoriche in relazione alla crescente centralità dei dispositivi di sorveglianza nelle società globali. L’elaborato adotta una metodologia storico-critica, integrata da un approccio comparativo, e si articola in due parti complementari. La prima parte ricostruisce una cartografia transnazionale di mostre, istituzioni e pratiche curatoriali, evidenziando il loro ruolo nella progressiva sedimentazione di un lessico condiviso e nell’emergere di ricorrenze tematiche. La seconda sviluppa una genealogia dello sguardo sorvegliante che, a partire dalle matrici teologiche dell’onniveggenza e dalla rielaborazione foucaultiana del paradigma panottico, giunge fino alle configurazioni contemporanee della machine vision e della datafication. Nel complesso, la ricerca mostra come tali pratiche non si limitino a riflettere i dispositivi di sorveglianza, ma contribuiscano attivamente a problematizzare le condizioni di visibilità e intelligibilità del presente, configurandosi come uno spazio critico di negoziazione tra pratiche artistiche, infrastrutture tecnologiche e forme contemporanee del potere.
Vedere ed essere visti: arte contemporanea e regimi della sorveglianza
NASINI, MARTINA
2025/2026
Abstract
In un contesto caratterizzato dall’integrazione pervasiva delle tecnologie di controllo nelle infrastrutture quotidiane, la sorveglianza si configura come una condizione strutturale dell’esperienza sociale, incidendo profondamente sui regimi di visibilità, sui processi di soggettivazione e sulle modalità di produzione del reale. Muovendo da questa premessa, il presente lavoro assume le pratiche della Surveillance Art come dispositivo critico attraverso cui interrogare tali trasformazioni. La ricerca analizza un complesso eterogeneo di pratiche artistiche contemporanee, indagandone le condizioni di emersione, le configurazioni espositive e le principali articolazioni teoriche in relazione alla crescente centralità dei dispositivi di sorveglianza nelle società globali. L’elaborato adotta una metodologia storico-critica, integrata da un approccio comparativo, e si articola in due parti complementari. La prima parte ricostruisce una cartografia transnazionale di mostre, istituzioni e pratiche curatoriali, evidenziando il loro ruolo nella progressiva sedimentazione di un lessico condiviso e nell’emergere di ricorrenze tematiche. La seconda sviluppa una genealogia dello sguardo sorvegliante che, a partire dalle matrici teologiche dell’onniveggenza e dalla rielaborazione foucaultiana del paradigma panottico, giunge fino alle configurazioni contemporanee della machine vision e della datafication. Nel complesso, la ricerca mostra come tali pratiche non si limitino a riflettere i dispositivi di sorveglianza, ma contribuiscano attivamente a problematizzare le condizioni di visibilità e intelligibilità del presente, configurandosi come uno spazio critico di negoziazione tra pratiche artistiche, infrastrutture tecnologiche e forme contemporanee del potere.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29262