La tesi si propone di approfondire e ricapitolare la presenza e la ricezione delle artiste legate al surrealismo nel contesto italiano dal secondo Novecento al presente, confrontando le tensioni interne al movimento storico, caratterizzate da significativi contrasti tra enunciazioni teoriche emancipatorie e persistenti gerarchie di genere, con le modalità attraverso cui figure come Leonora Carrington, Leonor Fini, Dorothea Tanning, Meret Oppenheim e altre sono state integrate o neutralizzate dalla storiografia e dalle pratiche espositive. L’analisi si focalizza sia sulle grandi esposizioni istituzionali sia sul ruolo delle gallerie, delineando un vettore segnato in origine da presenze intermittenti, talvolta marginali, capaci tuttavia di riemergere sistematicamente in configurazioni sempre rinnovate, fino ad una più recente integrazione nei modelli espositivi e critici. Il lavoro si basa su una selezione ragionata di casi ritenuti particolarmente significativi ai fini della riflessione proposta, non volendo configurarsi come una ricostruzione esaustiva dell’insieme delle mostre dedicate alle artiste gravitanti attorno al surrealismo in Italia. Nucleo fondamentale della ricerca è la riflessione circa le modalità in cui il surrealismo, avanguardia storicizzata attorno ad un immaginario saldamente polarizzato, continua a rappresentare uno spazio conteso di narrazioni. La memoria delle artiste non si esaurisce in una semplice riscoperta tardiva, bensì si inscrive in un terreno critico tuttora aperto, la cui aspirazione è quella di accogliere una pluralità di visioni stratificate del movimento stesso e delle personalità che vi hanno contribuito.
Oltre la musa. Artiste del surrealismo nella ricezione italiana
ZANETTI, CAMILLA
2024/2025
Abstract
La tesi si propone di approfondire e ricapitolare la presenza e la ricezione delle artiste legate al surrealismo nel contesto italiano dal secondo Novecento al presente, confrontando le tensioni interne al movimento storico, caratterizzate da significativi contrasti tra enunciazioni teoriche emancipatorie e persistenti gerarchie di genere, con le modalità attraverso cui figure come Leonora Carrington, Leonor Fini, Dorothea Tanning, Meret Oppenheim e altre sono state integrate o neutralizzate dalla storiografia e dalle pratiche espositive. L’analisi si focalizza sia sulle grandi esposizioni istituzionali sia sul ruolo delle gallerie, delineando un vettore segnato in origine da presenze intermittenti, talvolta marginali, capaci tuttavia di riemergere sistematicamente in configurazioni sempre rinnovate, fino ad una più recente integrazione nei modelli espositivi e critici. Il lavoro si basa su una selezione ragionata di casi ritenuti particolarmente significativi ai fini della riflessione proposta, non volendo configurarsi come una ricostruzione esaustiva dell’insieme delle mostre dedicate alle artiste gravitanti attorno al surrealismo in Italia. Nucleo fondamentale della ricerca è la riflessione circa le modalità in cui il surrealismo, avanguardia storicizzata attorno ad un immaginario saldamente polarizzato, continua a rappresentare uno spazio conteso di narrazioni. La memoria delle artiste non si esaurisce in una semplice riscoperta tardiva, bensì si inscrive in un terreno critico tuttora aperto, la cui aspirazione è quella di accogliere una pluralità di visioni stratificate del movimento stesso e delle personalità che vi hanno contribuito.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28135