Il desiderio all’interno del postmodernismo come logica culturale del tardo capitalismo rappresenta una prospettiva di analisi attraverso cui storicizzare l’ontologizzazione della struttura materiale nella retorica dell’assenza di alternative. A partire da un campione testuale intenzionalmente limitato ma paradigmatico (nella standardizzazione) e circoscritto al contesto italiano contemporaneo, l’analisi indaga gli effetti della costruzione della rappresentazione sul romanzo nell’identità tra forma e contenuto. Il primo capitolo dell’elaborato pone le premesse teoriche del lavoro in continuità dialettica con logica identitaria e critica immanente condividendo la direzione di risoluzione delle contraddizioni interne al reale come fine. Il secondo capitolo relaziona “Il bikini di Sylvia Plath” di Giada Biaggi (2022) e “Spatriati” di Mario Desiati (2021) per evidenziare come estetizzazione e didascalismo siano meccanismi differenti eppure interni alla medesima logica culturale nel riflesso del particolarismo identitario sulla costruzione formale. Il terzo capitolo, infine, sviluppa un ulteriore livello dell’analisi a partire da “Works” di Vitaliano Trevisan (2016) e “Acciaio” di Silvia Avallone (2010) per indagare come la frammentazione dell’identità nel particolarismo investa le dinamiche relazionali tra “woke” e “working class”.
Desiderio e rappresentazione. Particolarismi, testualizzazione e romanzo italiano nel troppo tardo capitalismo.
DE ANGELI, ELENA
2024/2025
Abstract
Il desiderio all’interno del postmodernismo come logica culturale del tardo capitalismo rappresenta una prospettiva di analisi attraverso cui storicizzare l’ontologizzazione della struttura materiale nella retorica dell’assenza di alternative. A partire da un campione testuale intenzionalmente limitato ma paradigmatico (nella standardizzazione) e circoscritto al contesto italiano contemporaneo, l’analisi indaga gli effetti della costruzione della rappresentazione sul romanzo nell’identità tra forma e contenuto. Il primo capitolo dell’elaborato pone le premesse teoriche del lavoro in continuità dialettica con logica identitaria e critica immanente condividendo la direzione di risoluzione delle contraddizioni interne al reale come fine. Il secondo capitolo relaziona “Il bikini di Sylvia Plath” di Giada Biaggi (2022) e “Spatriati” di Mario Desiati (2021) per evidenziare come estetizzazione e didascalismo siano meccanismi differenti eppure interni alla medesima logica culturale nel riflesso del particolarismo identitario sulla costruzione formale. Il terzo capitolo, infine, sviluppa un ulteriore livello dell’analisi a partire da “Works” di Vitaliano Trevisan (2016) e “Acciaio” di Silvia Avallone (2010) per indagare come la frammentazione dell’identità nel particolarismo investa le dinamiche relazionali tra “woke” e “working class”.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27800