Con il termine ‘Grande Castrazione’ si intende quel fenomeno post-tridentino che proibiva la rappresentazione di seni, glutei o genitali nell'arte della chiesa, giudicati inadeguata fonte di lascivia. In accordo con le norme post-tridentine, i papi iniziarono a purificare il Vaticano da questo problema; le statue vennero mutilate, i quadri ridipinti e le direttive iconografiche mutate. Da dove nasce questa necessità di coprire? È un sentimento riconducibile solo all'epoca tridentina o il tema della censura dei corpi definiti 'lascivi’ ci ha accompagnato fino ad oggi, assumendo forme e motivazioni differenti? Da qui parte il caso di studio di questa tesi che si propone di analizzare il fenomeno della censura del nudo artistico. Partendo dal contesto storico-artistico della Controriforma, il caso studio mira ad arrivare a un’analisi della censura algoritmica delle piattaforme digitali. L'elaborato esplora le risposte del mondo dell'arte a questa nuova forma di censura in cui il neo-puritanesimo digitale imposto dalle policy dei social network replica il doppio standard di genere e la confusione tra nudità artistica e pornografia. Vuole infine indagare la controargomentazione riguardante la sovraesposizione del corpo sulle piattaforme social: se da un lato la nudità fisica è censurata, dall'altro osserviamo una performatività mediatica della propria immagine, deformata e nascosta dai filtri, che suggerisce, paradossalmente, una forma di autocensura dei nostri stessi corpi. Dal decoro religioso ai 'contenuti sensibili', si analizza l'evoluzione del criterio di occultamento, di scelte di pudore o direttive morali nel mondo occidentale europeo, che portano a nascondere quelle procaci venustate imagines.
Procaci Venustate Imagines: Sulla Censura del Nudo Artistico
TANZINI, SIMONA
2024/2025
Abstract
Con il termine ‘Grande Castrazione’ si intende quel fenomeno post-tridentino che proibiva la rappresentazione di seni, glutei o genitali nell'arte della chiesa, giudicati inadeguata fonte di lascivia. In accordo con le norme post-tridentine, i papi iniziarono a purificare il Vaticano da questo problema; le statue vennero mutilate, i quadri ridipinti e le direttive iconografiche mutate. Da dove nasce questa necessità di coprire? È un sentimento riconducibile solo all'epoca tridentina o il tema della censura dei corpi definiti 'lascivi’ ci ha accompagnato fino ad oggi, assumendo forme e motivazioni differenti? Da qui parte il caso di studio di questa tesi che si propone di analizzare il fenomeno della censura del nudo artistico. Partendo dal contesto storico-artistico della Controriforma, il caso studio mira ad arrivare a un’analisi della censura algoritmica delle piattaforme digitali. L'elaborato esplora le risposte del mondo dell'arte a questa nuova forma di censura in cui il neo-puritanesimo digitale imposto dalle policy dei social network replica il doppio standard di genere e la confusione tra nudità artistica e pornografia. Vuole infine indagare la controargomentazione riguardante la sovraesposizione del corpo sulle piattaforme social: se da un lato la nudità fisica è censurata, dall'altro osserviamo una performatività mediatica della propria immagine, deformata e nascosta dai filtri, che suggerisce, paradossalmente, una forma di autocensura dei nostri stessi corpi. Dal decoro religioso ai 'contenuti sensibili', si analizza l'evoluzione del criterio di occultamento, di scelte di pudore o direttive morali nel mondo occidentale europeo, che portano a nascondere quelle procaci venustate imagines.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/27781