Questa tesi indaga come in alcune pratiche dell’arte contemporanea il linguaggio verbale non si limiti alle tradizionali funzioni comunicative, ma si configuri come dispositivo capace di attivare l’opera e produrre azioni concrete. La ricerca prende avvio dall’analisi delle nozioni di “performance” e “performativo”, a partire dalla teoria degli atti linguistici di John Langshaw Austin e dalle sue successive rielaborazioni in diversi ambiti di ricerca. Attraverso le integrazioni di Louis Althusser, Judith Butler, Shoshana Felman, Pierre Bourdieu, Jacques Derrida, John Searle e Richard Schechner, il concetto di performativo viene esteso oltre la dimensione puramente linguistica. Questa cornice teorica viene messa in relazione con la storia dell’arte contemporanea mediante le riflessioni di Shannon Jackson, Peggy Phelan e Andreas Philippopoulos-Mihalopoulos. I casi studio oggetto dell’indagine critica, che permettono di analizzare queste tematiche, hanno per oggetto alcune opere presentate in occasione della 60. Biennale di Venezia: Please Say (2024) di Danielle Freakley per il Padiglione Seychelles, che fornisce precise istruzioni linguistiche per indagare una nuova modalità di interazione dialogica; Repeat after me II (2024) del collettivo Open Group per il Padiglione Polonia, che trasforma il racconto della guerra in una pratica sonora partecipativa; e Shifting Sands: A Battle Song (2024) di Manal AlDowayan per il Padiglione Arabia Saudita, che trasforma il linguaggio in materia scultorea e sonora per affermare il valore della soggettività femminile.

Parole in azione. Le opere performative di Danielle Freakley, Open Group e Manal AlDowayan alla Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia (2024).

SACCENTI, SOFIA
2024/2025

Abstract

Questa tesi indaga come in alcune pratiche dell’arte contemporanea il linguaggio verbale non si limiti alle tradizionali funzioni comunicative, ma si configuri come dispositivo capace di attivare l’opera e produrre azioni concrete. La ricerca prende avvio dall’analisi delle nozioni di “performance” e “performativo”, a partire dalla teoria degli atti linguistici di John Langshaw Austin e dalle sue successive rielaborazioni in diversi ambiti di ricerca. Attraverso le integrazioni di Louis Althusser, Judith Butler, Shoshana Felman, Pierre Bourdieu, Jacques Derrida, John Searle e Richard Schechner, il concetto di performativo viene esteso oltre la dimensione puramente linguistica. Questa cornice teorica viene messa in relazione con la storia dell’arte contemporanea mediante le riflessioni di Shannon Jackson, Peggy Phelan e Andreas Philippopoulos-Mihalopoulos. I casi studio oggetto dell’indagine critica, che permettono di analizzare queste tematiche, hanno per oggetto alcune opere presentate in occasione della 60. Biennale di Venezia: Please Say (2024) di Danielle Freakley per il Padiglione Seychelles, che fornisce precise istruzioni linguistiche per indagare una nuova modalità di interazione dialogica; Repeat after me II (2024) del collettivo Open Group per il Padiglione Polonia, che trasforma il racconto della guerra in una pratica sonora partecipativa; e Shifting Sands: A Battle Song (2024) di Manal AlDowayan per il Padiglione Arabia Saudita, che trasforma il linguaggio in materia scultorea e sonora per affermare il valore della soggettività femminile.
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