Il seguente elaborato si propone di analizzare le opere di Annie Ernaux per dimostrare come l'io narrativo si configuri come un'identità che si costituisce costantemente nella relazione con l'altro, attraverso rapporti personali significativi e dinamiche sociali o di classe. La formazione del sé si plasma criticamente sulle identità dei genitori, sulle aspettative della società e sulle esperienze amorose intime e ossessive, mostrando tuttavia il permanere di un nucleo autentico che permette al soggetto di riconoscere le dinamiche di imposizioni esterne e l’allontanamento dal vero sé. L’autosociobiografia di Ernaux, così come la definisce l’autrice stessa, si distingue per la peculiarità di parlare del sé senza mai parlare esclusivamente del sé: il lettore si rispecchia nei romanzi dell’autrice, ritrovando nelle sue parole ed esperienze diversi elementi universali. La sua storia personale funge unicamente da punto di partenza per raccontare un’intera epoca, le dinamiche di una classe sociale e la dimensione femminile e, attraverso la narrazione del corpo e della sessualità, intrecciare memoria personale e collettiva, denunciando la condizione delle donne nel tessuto sociale. L’io individuale si fonde con l’esperienza collettiva, anche in quelle quotidiane interazioni umane che diventano lo specchio della memoria, della coscienza di sé e delle rigide strutture sociali. Il confine tra soggettività personale ed esperienza relazionale si assottiglia gradualmente e il processo stesso di scrittura funge da strumento di autocomprensione, rivelando l’evoluzione della propria identità. Le sue opere ampliano così il concetto di romanzo autobiografico, allontanandosi dall'egocentrica autoreferenzialità delle scritture tradizionali dell'io e trasformandosi in una vera e propria "storia di tutti".

L’Io e gli Altri: dinamiche identitarie e relazionali nella narrativa di Annie Ernaux

TITOLO, VALENTINA
2024/2025

Abstract

Il seguente elaborato si propone di analizzare le opere di Annie Ernaux per dimostrare come l'io narrativo si configuri come un'identità che si costituisce costantemente nella relazione con l'altro, attraverso rapporti personali significativi e dinamiche sociali o di classe. La formazione del sé si plasma criticamente sulle identità dei genitori, sulle aspettative della società e sulle esperienze amorose intime e ossessive, mostrando tuttavia il permanere di un nucleo autentico che permette al soggetto di riconoscere le dinamiche di imposizioni esterne e l’allontanamento dal vero sé. L’autosociobiografia di Ernaux, così come la definisce l’autrice stessa, si distingue per la peculiarità di parlare del sé senza mai parlare esclusivamente del sé: il lettore si rispecchia nei romanzi dell’autrice, ritrovando nelle sue parole ed esperienze diversi elementi universali. La sua storia personale funge unicamente da punto di partenza per raccontare un’intera epoca, le dinamiche di una classe sociale e la dimensione femminile e, attraverso la narrazione del corpo e della sessualità, intrecciare memoria personale e collettiva, denunciando la condizione delle donne nel tessuto sociale. L’io individuale si fonde con l’esperienza collettiva, anche in quelle quotidiane interazioni umane che diventano lo specchio della memoria, della coscienza di sé e delle rigide strutture sociali. Il confine tra soggettività personale ed esperienza relazionale si assottiglia gradualmente e il processo stesso di scrittura funge da strumento di autocomprensione, rivelando l’evoluzione della propria identità. Le sue opere ampliano così il concetto di romanzo autobiografico, allontanandosi dall'egocentrica autoreferenzialità delle scritture tradizionali dell'io e trasformandosi in una vera e propria "storia di tutti".
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/27431