Nell’odierno contesto socio-economico, culturale e politico della Cina a cavallo fra un lungo periodo di crescita economica e il riconoscimento dello status di nuova grande potenza mondiale, il linguaggio della diplomazia ha subito profonde trasformazioni. Quest’ultime sono dovute al mutato atteggiamento della Cina in ambito internazionale: lasciato alle spalle il periodo di “celare la propria forza”, con Xi Jinping si è data inizio a una “nuova era” per il socialismo con caratteristiche cinesi, un’era in cui la Cina si dichiara pronta a prendere una posizione di comando. La rinnovata ambizione cinese in Asia e nel mondo è supportata dalla recente diplomazia della “comunità umana dal futuro condiviso” (Community of Common Destiny, CCD). Un concetto volubile utilizzato sporadicamente dai suoi predecessori viene rielaborato da Xi Jinping e annunciato alla sede della Nazioni Unite in veste ufficiale nel settembre 2015. Da quel giorno, la “comunità umana dal futuro condiviso” è diventata lo stendardo ideologico dell’intraprendenza cinese all’estero. Come disse Confucio, “Chi non è in grado di capire le parole non è in grado di capire gli uomini”. Il presente studio si propone di indagare le caratteristiche culturali, filosofiche e politiche che costituiscono questa nuova retorica cinese, così come le motivazioni che soggiacciono all’adozione di un linguaggio “cinesizzato” delle relazioni internazionali nella sua essenza più celata e meno palese, cionondimeno presente in tutta la sua particolarità per chi è in grado di leggere fra le righe della consueta vaghezza del linguaggio propagandistico cinese.
Creare una comunità dal destino condiviso per l'umanità. Studio di una nuova diplomazia internazionale con caratteristiche cinesi.
Perasso, Claudia
2019/2020
Abstract
Nell’odierno contesto socio-economico, culturale e politico della Cina a cavallo fra un lungo periodo di crescita economica e il riconoscimento dello status di nuova grande potenza mondiale, il linguaggio della diplomazia ha subito profonde trasformazioni. Quest’ultime sono dovute al mutato atteggiamento della Cina in ambito internazionale: lasciato alle spalle il periodo di “celare la propria forza”, con Xi Jinping si è data inizio a una “nuova era” per il socialismo con caratteristiche cinesi, un’era in cui la Cina si dichiara pronta a prendere una posizione di comando. La rinnovata ambizione cinese in Asia e nel mondo è supportata dalla recente diplomazia della “comunità umana dal futuro condiviso” (Community of Common Destiny, CCD). Un concetto volubile utilizzato sporadicamente dai suoi predecessori viene rielaborato da Xi Jinping e annunciato alla sede della Nazioni Unite in veste ufficiale nel settembre 2015. Da quel giorno, la “comunità umana dal futuro condiviso” è diventata lo stendardo ideologico dell’intraprendenza cinese all’estero. Come disse Confucio, “Chi non è in grado di capire le parole non è in grado di capire gli uomini”. Il presente studio si propone di indagare le caratteristiche culturali, filosofiche e politiche che costituiscono questa nuova retorica cinese, così come le motivazioni che soggiacciono all’adozione di un linguaggio “cinesizzato” delle relazioni internazionali nella sua essenza più celata e meno palese, cionondimeno presente in tutta la sua particolarità per chi è in grado di leggere fra le righe della consueta vaghezza del linguaggio propagandistico cinese.File | Dimensione | Formato | |
---|---|---|---|
836212-1224193.pdf
accesso aperto
Tipologia:
Altro materiale allegato
Dimensione
1.22 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.22 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14247/9112