Il discorso sull’ornamento nella storia delle arti e in architettura è stato a lungo oggetto di un giudizio critico ambivalente, ora come segno di una cultura, ora come aggiunta superflua da rimuovere. A partire da questa tensione, la presente tesi è volta ad indagare l’ornamento non quale mero accessorio decorativo, surplus rispetto alla struttura, apprezzato o denigrato a seconda delle singole epoche, ma come dispositivo capace di costruire e generare lo spazio che lo circonda o in cui è inserito, nella sua accezione più ampia dal latino orno: disporre, nobilitare e non solo abbellire. Assumendo come periodo di riferimento il Seicento e Settecento, l’oggetto di studio è il giardino quale ornamento del paesaggio. Si considera la Francia di Luigi XIV dove la nascita dei parterres de broderie e una nuova sensibilità prospettica, tra dubbio e apertura all’infinito, rendono significativa la nozione di rinceau di Henri Focillon come primo tema ornamentale, capace di organizzare lo spazio, secondo una dicotomia tra ostentazione e dissimulazione, caricata di significato, in base al contesto e alla committenza. Rientrano in quest’analisi gli apparati scenografici effimeri, illuminazioni e balletti equestri allestiti nei giardini per il tempo della festa, nella relazione che intrattengono con l’ornamento del giardino e nella loro cristallizzazione nelle rappresentazioni a stampa. Il paradigma prosegue nell'Austria di inizio XVII secolo, nelle ville dei sobborghi viennesi così come nei palazzi urbani, per giungere al giardino pittoresco inglese, dove la linea curva dell’ornamento impronta l’intera forma del giardino al solo fine della dissimulazione, e dove le scenografie effimere, svincolate dalla festa barocca, si fanno permanenti, parte integrante del giardino e portatrici di significato.
L’ornamento come dispositivo di costruzione dello spazio. Giardini, apparati effimeri e forme dello spettacolo nell’Europa del XVII e XVIII secolo
FRANCHETTI PARDO, LIVIA
2025/2026
Abstract
Il discorso sull’ornamento nella storia delle arti e in architettura è stato a lungo oggetto di un giudizio critico ambivalente, ora come segno di una cultura, ora come aggiunta superflua da rimuovere. A partire da questa tensione, la presente tesi è volta ad indagare l’ornamento non quale mero accessorio decorativo, surplus rispetto alla struttura, apprezzato o denigrato a seconda delle singole epoche, ma come dispositivo capace di costruire e generare lo spazio che lo circonda o in cui è inserito, nella sua accezione più ampia dal latino orno: disporre, nobilitare e non solo abbellire. Assumendo come periodo di riferimento il Seicento e Settecento, l’oggetto di studio è il giardino quale ornamento del paesaggio. Si considera la Francia di Luigi XIV dove la nascita dei parterres de broderie e una nuova sensibilità prospettica, tra dubbio e apertura all’infinito, rendono significativa la nozione di rinceau di Henri Focillon come primo tema ornamentale, capace di organizzare lo spazio, secondo una dicotomia tra ostentazione e dissimulazione, caricata di significato, in base al contesto e alla committenza. Rientrano in quest’analisi gli apparati scenografici effimeri, illuminazioni e balletti equestri allestiti nei giardini per il tempo della festa, nella relazione che intrattengono con l’ornamento del giardino e nella loro cristallizzazione nelle rappresentazioni a stampa. Il paradigma prosegue nell'Austria di inizio XVII secolo, nelle ville dei sobborghi viennesi così come nei palazzi urbani, per giungere al giardino pittoresco inglese, dove la linea curva dell’ornamento impronta l’intera forma del giardino al solo fine della dissimulazione, e dove le scenografie effimere, svincolate dalla festa barocca, si fanno permanenti, parte integrante del giardino e portatrici di significato.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/31392