L’intento di questa tesi è di indagare il processo di ricostruzione del World Trade Center in seguito all’attentato dell’11 settembre 2001, analizzandone le implicazioni architettoniche, culturali e simboliche. La ricerca prende avvio dal progetto di Minoru Yamasaki e dalla progressiva costruzione del suo valore simbolico, per poi concentrarsi sulle trasformazioni che seguirono la distruzione delle Torri Gemelle. L’obiettivo non è, dunque, quello di proporre una semplice ricostruzione storica degli eventi, ma di comprendere come e in che misura la distruzione di un’architettura possa ridefinire il significato di un luogo, influenzando il discorso architettonico e culturale che si sviluppa attorno ad esso. In questa prospettiva, il focus della ricerca si concentra inizialmente sulle prime riflessioni formulate all’indomani dell’attentato, sulla mostra A New World Trade Center, organizzata dalla Max Protetch Gallery di New York, e sulla successiva partecipazione della galleria all’8. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia del 2002, Next. Il padiglione statunitense si configura come uno spazio liminale, sospeso tra il trauma della distruzione e la riflessione su una possibile ricostruzione, accogliendo anche il lavoro fotografico di Joel Meyerowitz. L’analisi si estende poi al concorso internazionale per il Masterplan e il suo vincitore, Daniel Libeskind, oltre che sulle altre proposte avanzate, sia ufficiali che indipendenti. Il capitolo finale colloca il caso del World Trade Center all’interno di un quadro teorico più ampio che richiama le posizioni di Aldo Rossi, Andreas Huyssen e Paul Ricoeur, alla luce delle quali si può leggere questa tesi come un tentativo di studio del ruolo della ricostruzione intesa non come mero processo tecnico o edilizio ma in quanto dispositivo urbano capace di conservare, stratificare e reinterpretare memorie collettive.
Architettura, rappresentazione e memoria: i progetti per un nuovo World Trade Center. Il processo di ricostruzione fra dibattiti, mostre e concorsi.
AGUZZI, ANASTASIA
2025/2026
Abstract
L’intento di questa tesi è di indagare il processo di ricostruzione del World Trade Center in seguito all’attentato dell’11 settembre 2001, analizzandone le implicazioni architettoniche, culturali e simboliche. La ricerca prende avvio dal progetto di Minoru Yamasaki e dalla progressiva costruzione del suo valore simbolico, per poi concentrarsi sulle trasformazioni che seguirono la distruzione delle Torri Gemelle. L’obiettivo non è, dunque, quello di proporre una semplice ricostruzione storica degli eventi, ma di comprendere come e in che misura la distruzione di un’architettura possa ridefinire il significato di un luogo, influenzando il discorso architettonico e culturale che si sviluppa attorno ad esso. In questa prospettiva, il focus della ricerca si concentra inizialmente sulle prime riflessioni formulate all’indomani dell’attentato, sulla mostra A New World Trade Center, organizzata dalla Max Protetch Gallery di New York, e sulla successiva partecipazione della galleria all’8. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia del 2002, Next. Il padiglione statunitense si configura come uno spazio liminale, sospeso tra il trauma della distruzione e la riflessione su una possibile ricostruzione, accogliendo anche il lavoro fotografico di Joel Meyerowitz. L’analisi si estende poi al concorso internazionale per il Masterplan e il suo vincitore, Daniel Libeskind, oltre che sulle altre proposte avanzate, sia ufficiali che indipendenti. Il capitolo finale colloca il caso del World Trade Center all’interno di un quadro teorico più ampio che richiama le posizioni di Aldo Rossi, Andreas Huyssen e Paul Ricoeur, alla luce delle quali si può leggere questa tesi come un tentativo di studio del ruolo della ricostruzione intesa non come mero processo tecnico o edilizio ma in quanto dispositivo urbano capace di conservare, stratificare e reinterpretare memorie collettive.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/31389