Il presente lavoro si propone di indagare la figura di Andrea Zanzotto, concentrandosi nella fattispecie sull’approdo al dialetto — prima veneziano e poi solighese — nella sua produzione poetica e sulla parallela riflessione teorica sviluppata in sede saggistica. L’analisi ripercorre l’evoluzione del codice dialettale: dall'iniziale repressione alla sua successiva affermazione come vera e propria “lingua della resistenza” e da una prima concezione del dialetto come lingua unicamente appartenente al dominio orale e non scrivibile alla piena legittimazione sulla pagina poetica. L’elaborato ne approfondisce le fonti, le modalità di fruizione e la doppia natura di strumento di resistenza da un lato e codice avvertito come morituro dall’altro. In questa cornice si inserisce la genesi del petél, la “lingua-latte” attraverso il richiamo dichiarato alla tradizione dantesca del De vulgari eloquentia. Il progetto analizza ancora il primato poetico attribuito all'infanzia, demistificando contemporaneamente il falso mito dell’idillio infantile. Questa dimensione linguistica viene posta in dialogo con la psicanalisi: da un lato la lezione lacaniana, che lega la lalangue al petél e alla fenomenologia del balbettio compreso tra trauma e letteratura; dall'altro il paradigma freudiano, in cui la creatività poetica si fa dispositivo capace di convertire il trauma in ludus. Il percorso teorico si completa con la disamina dell’impegno pedagogico di Zanzotto, messa a confronto con la visione didattica di Pier Paolo Pasolini: due intellettuali e “uomini di scuola” accomunati da una “missione pedagogica. Viene preso in considerazione inoltre il ruolo fondamentale delle istituzioni scolastiche rispetto alla poesia nell’infanzia. La seconda parte della tesi indaga il rapporto di Zanzotto con i suoi principali maestri e modelli letterari. In primo luogo si esamina l’influenza costante esercitata da Dante Alighieri lungo tutta la produzione saggistica e poetica zanzottiana, evidenziando anche il valore pedagogico fondamentale che la Commedia ha rivestito per un docente tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Viene poi analizzato il legame con Francesco Petrarca, con particolare attenzione alle dinamiche dell'iper-letterarietà presenti nell'Ipersonetto zanzottiano. Infine, questo studio si focalizza sulla relazione con Giacomo Leopardi, approfondendo la comune sensibilità per la rappresentazione del paesaggio e il complesso nodo concettuale della natura come madre e al contempo matrigna. Un quadro introduttivo generale su Andrea Zanzotto, sulle sue linee poetiche e sul suo articolato percorso intellettuale, sviluppatosi attraverso un’ampia produzione sia in versi sia in prosa critica e saggistica completa l’elaborato.

La pluralità delle fonti zanzottiane: letteratura, linguistica, psicanalisi e pedagogia.

DALLA TORRE, SARA
2025/2026

Abstract

Il presente lavoro si propone di indagare la figura di Andrea Zanzotto, concentrandosi nella fattispecie sull’approdo al dialetto — prima veneziano e poi solighese — nella sua produzione poetica e sulla parallela riflessione teorica sviluppata in sede saggistica. L’analisi ripercorre l’evoluzione del codice dialettale: dall'iniziale repressione alla sua successiva affermazione come vera e propria “lingua della resistenza” e da una prima concezione del dialetto come lingua unicamente appartenente al dominio orale e non scrivibile alla piena legittimazione sulla pagina poetica. L’elaborato ne approfondisce le fonti, le modalità di fruizione e la doppia natura di strumento di resistenza da un lato e codice avvertito come morituro dall’altro. In questa cornice si inserisce la genesi del petél, la “lingua-latte” attraverso il richiamo dichiarato alla tradizione dantesca del De vulgari eloquentia. Il progetto analizza ancora il primato poetico attribuito all'infanzia, demistificando contemporaneamente il falso mito dell’idillio infantile. Questa dimensione linguistica viene posta in dialogo con la psicanalisi: da un lato la lezione lacaniana, che lega la lalangue al petél e alla fenomenologia del balbettio compreso tra trauma e letteratura; dall'altro il paradigma freudiano, in cui la creatività poetica si fa dispositivo capace di convertire il trauma in ludus. Il percorso teorico si completa con la disamina dell’impegno pedagogico di Zanzotto, messa a confronto con la visione didattica di Pier Paolo Pasolini: due intellettuali e “uomini di scuola” accomunati da una “missione pedagogica. Viene preso in considerazione inoltre il ruolo fondamentale delle istituzioni scolastiche rispetto alla poesia nell’infanzia. La seconda parte della tesi indaga il rapporto di Zanzotto con i suoi principali maestri e modelli letterari. In primo luogo si esamina l’influenza costante esercitata da Dante Alighieri lungo tutta la produzione saggistica e poetica zanzottiana, evidenziando anche il valore pedagogico fondamentale che la Commedia ha rivestito per un docente tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Viene poi analizzato il legame con Francesco Petrarca, con particolare attenzione alle dinamiche dell'iper-letterarietà presenti nell'Ipersonetto zanzottiano. Infine, questo studio si focalizza sulla relazione con Giacomo Leopardi, approfondendo la comune sensibilità per la rappresentazione del paesaggio e il complesso nodo concettuale della natura come madre e al contempo matrigna. Un quadro introduttivo generale su Andrea Zanzotto, sulle sue linee poetiche e sul suo articolato percorso intellettuale, sviluppatosi attraverso un’ampia produzione sia in versi sia in prosa critica e saggistica completa l’elaborato.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/31328