L’elaborato si propone di analizzare la nascita, l’organizzazione e la vita all’interno dei campi di concentramento fascisti, in particolare quelli di Gonars e di Visco, situati in Friuli-Venezia Giulia; nonché le problematiche relative alle politiche della memoria, che ne hanno ostacolato il ricordo. La ricerca si sviluppa a partire dall’indagine delle radici del sentimento antislavo in Italia, già presente durante il Regno d’Italia e rafforzatosi ulteriormente durante il fascismo, grazie ad azioni di pulizia etnica e italianizzazione forzata delle zone della Venezia Giulia, che portarono, tra le altre, sia ad un esodo di parte della popolazione verso le zone limitrofe sia alla creazione dei primi campi di concentramento nel 1941. Si procede ad approfondire la nascita e l’organizzazione dei campi di concentramento e la vita degli internati, grazie alle testimonianze dei sopravvissuti e le relazioni ufficiali del periodo, prestando attenzione alle somiglianze o alle differenze con le finalità dei lager nazisti e la vita dei loro prigionieri. Viene quindi posto l’accento sulle conseguenze dell’Armistizio, sottoscritto l’8 settembre 1943, sia per i prigionieri che per l’esistenza stessa dei campi. La parte finale si sofferma sulle problematicità relative alla politica della memoria proposta dallo Stato italiano, la quale ha cercato di escludere dalla storia e quindi dalla memoria collettiva i campi fascisti, come quelli di Gonars e di Visco, in provincia di Udine. Tuttavia, grazie all’iniziativa di storici, sopravvissuti, enti locali e associazioni, come l’ANPI di Udine, sono state promosse delle ricerche che hanno permesso di fare luce sui fatti, i quali, nonostante le pubblicazioni e gli eventi organizzati, risultano ancora insufficienti per far conoscere questa pagina della memoria italiana.
GONARS E DI VISCO. LA MEMORIA DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO FASCISTI PER CIVILI JUGOSLAVI
PERTOLDI, SARA
2025/2026
Abstract
L’elaborato si propone di analizzare la nascita, l’organizzazione e la vita all’interno dei campi di concentramento fascisti, in particolare quelli di Gonars e di Visco, situati in Friuli-Venezia Giulia; nonché le problematiche relative alle politiche della memoria, che ne hanno ostacolato il ricordo. La ricerca si sviluppa a partire dall’indagine delle radici del sentimento antislavo in Italia, già presente durante il Regno d’Italia e rafforzatosi ulteriormente durante il fascismo, grazie ad azioni di pulizia etnica e italianizzazione forzata delle zone della Venezia Giulia, che portarono, tra le altre, sia ad un esodo di parte della popolazione verso le zone limitrofe sia alla creazione dei primi campi di concentramento nel 1941. Si procede ad approfondire la nascita e l’organizzazione dei campi di concentramento e la vita degli internati, grazie alle testimonianze dei sopravvissuti e le relazioni ufficiali del periodo, prestando attenzione alle somiglianze o alle differenze con le finalità dei lager nazisti e la vita dei loro prigionieri. Viene quindi posto l’accento sulle conseguenze dell’Armistizio, sottoscritto l’8 settembre 1943, sia per i prigionieri che per l’esistenza stessa dei campi. La parte finale si sofferma sulle problematicità relative alla politica della memoria proposta dallo Stato italiano, la quale ha cercato di escludere dalla storia e quindi dalla memoria collettiva i campi fascisti, come quelli di Gonars e di Visco, in provincia di Udine. Tuttavia, grazie all’iniziativa di storici, sopravvissuti, enti locali e associazioni, come l’ANPI di Udine, sono state promosse delle ricerche che hanno permesso di fare luce sui fatti, i quali, nonostante le pubblicazioni e gli eventi organizzati, risultano ancora insufficienti per far conoscere questa pagina della memoria italiana.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/31277