I decenni a cavallo tra XIV e XV secolo rappresentano uno snodo di cruciale importanza nella storia della montagna bergamasca. Dalla fine del Trecento al definitivo passaggio dalla dominazione viscontea a quella marciana nel 1428, le comunità di valle orobiche furono tormentate da sanguinose lotte di fazione, il cui principale risultato fu quello di plasmare, specialmente attorno ai maggiori esponenti delle élite rurali, complessi sistemi relazionali e di esercizio del potere. L’intento della presente indagine storica è anzitutto quello di mettere in luce i caratteri e l’estensione di queste reti, facendo affidamento sulla documentazione notarile residua e sulla cronaca di Castello Castelli, vivida testimonianza di quegli anni di guerre fratricide. Alla luce di tali considerazioni viene poi proposta, anche attraverso l’analisi delle carte del Senato veneziano, una lettura critica delle vicende che condussero alla dedizione delle valli bergamasche alla Serenissima, ponendo in rilievo il modo e la misura in cui le relazioni strategiche e le capacità di mobilitazione di alcuni soggetti politici e istituzionali potrebbero aver agevolato l’annessione della Bergamasca da parte della Repubblica. La ricostruzione di alcune specifiche vicende consente infine di valutare il pragmatismo con cui le magistrature lagunari seppero interfacciarsi, negli anni immediatamente successivi alla conquista, con le comunità e ancor di più le aristocrazie rurali bergamasche. Se adeguatamente impiegate, infatti, le risorse immateriali di cui questi personaggi disponevano potevano diventare un sicuro ed efficace strumento di gestione del territorio e perseguimento dei propri obiettivi politici, ammesso che si riuscisse a penetrare adeguatamente la loro mentalità e i loro trascorsi.
«Asserentes se cognoscere». Poteri locali, reti di relazione e strategie di mediazione nelle valli bergamasche: dalle lotte di fazione all’avvio della dominazione veneziana
PESENTI, LEONARDO
2025/2026
Abstract
I decenni a cavallo tra XIV e XV secolo rappresentano uno snodo di cruciale importanza nella storia della montagna bergamasca. Dalla fine del Trecento al definitivo passaggio dalla dominazione viscontea a quella marciana nel 1428, le comunità di valle orobiche furono tormentate da sanguinose lotte di fazione, il cui principale risultato fu quello di plasmare, specialmente attorno ai maggiori esponenti delle élite rurali, complessi sistemi relazionali e di esercizio del potere. L’intento della presente indagine storica è anzitutto quello di mettere in luce i caratteri e l’estensione di queste reti, facendo affidamento sulla documentazione notarile residua e sulla cronaca di Castello Castelli, vivida testimonianza di quegli anni di guerre fratricide. Alla luce di tali considerazioni viene poi proposta, anche attraverso l’analisi delle carte del Senato veneziano, una lettura critica delle vicende che condussero alla dedizione delle valli bergamasche alla Serenissima, ponendo in rilievo il modo e la misura in cui le relazioni strategiche e le capacità di mobilitazione di alcuni soggetti politici e istituzionali potrebbero aver agevolato l’annessione della Bergamasca da parte della Repubblica. La ricostruzione di alcune specifiche vicende consente infine di valutare il pragmatismo con cui le magistrature lagunari seppero interfacciarsi, negli anni immediatamente successivi alla conquista, con le comunità e ancor di più le aristocrazie rurali bergamasche. Se adeguatamente impiegate, infatti, le risorse immateriali di cui questi personaggi disponevano potevano diventare un sicuro ed efficace strumento di gestione del territorio e perseguimento dei propri obiettivi politici, ammesso che si riuscisse a penetrare adeguatamente la loro mentalità e i loro trascorsi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/31276