L'8 dicembre 2024 la caduta di Bashar al-Assad ha portato al potere Aḥmad aš-Šaraʿ, già comandante dell'affiliata siriana di al-Qāʿida: un ex jihadista alla guida di uno Stato riconosciuto. Da questo fatto inedito muove il presente lavoro, che indaga in che misura e a quali condizioni un movimento nato dal jihad transnazionale possa trasformarsi in un attore politico. Assunta la parabola di Hayʾat Taḥrīr aš-Šām (HTS) come caso di studio, con un approccio analitico e comparativo attento alle fonti, la tesi ricostruisce le radici locali del jihadismo siriano, il ruolo ambiguo dell'Occidente e la trasformazione del gruppo attraverso la governance, il controllo del territorio, la riduzione del jihad globale e l'adattamento pragmatico dell'ideologia. Si sostiene che la transizione «dal jihad alla politica» sia reale, ma vada intesa non come conversione ideologica, bensì come processo pragmatico dettato dalle condizioni organizzative e contestuali: il fattore decisivo non fu l'ideologia, ma la coesione del gruppo, unita alla protezione esterna. La caduta del regime non ha prodotto tale metamorfosi, ma ne ha consacrato l'esito, proiettando su scala nazionale il modello sperimentato a Idlib. «Politica» non ha però significato democrazia liberale, bensì un progetto statale a guida islamista, autoritario e fragile: le violenze settarie del 2025 mostrano che il passaggio dal movimento armato allo Stato inclusivo resta incompiuto, e il suo esito aperto.

Dal jihad allo Stato: il jihadismo siriano dal 2011 alla presidenza di Aḥmad aš-Šaraʿ

TONUT, GIULIA
2025/2026

Abstract

L'8 dicembre 2024 la caduta di Bashar al-Assad ha portato al potere Aḥmad aš-Šaraʿ, già comandante dell'affiliata siriana di al-Qāʿida: un ex jihadista alla guida di uno Stato riconosciuto. Da questo fatto inedito muove il presente lavoro, che indaga in che misura e a quali condizioni un movimento nato dal jihad transnazionale possa trasformarsi in un attore politico. Assunta la parabola di Hayʾat Taḥrīr aš-Šām (HTS) come caso di studio, con un approccio analitico e comparativo attento alle fonti, la tesi ricostruisce le radici locali del jihadismo siriano, il ruolo ambiguo dell'Occidente e la trasformazione del gruppo attraverso la governance, il controllo del territorio, la riduzione del jihad globale e l'adattamento pragmatico dell'ideologia. Si sostiene che la transizione «dal jihad alla politica» sia reale, ma vada intesa non come conversione ideologica, bensì come processo pragmatico dettato dalle condizioni organizzative e contestuali: il fattore decisivo non fu l'ideologia, ma la coesione del gruppo, unita alla protezione esterna. La caduta del regime non ha prodotto tale metamorfosi, ma ne ha consacrato l'esito, proiettando su scala nazionale il modello sperimentato a Idlib. «Politica» non ha però significato democrazia liberale, bensì un progetto statale a guida islamista, autoritario e fragile: le violenze settarie del 2025 mostrano che il passaggio dal movimento armato allo Stato inclusivo resta incompiuto, e il suo esito aperto.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/31262