La ricerca analizza la fortuna iconografica del kētos dall’Antichità al Medioevo, ricostruendo i mutamenti formali e semantici che ne accompagnarono l’ingresso nell’immaginario cristiano. L’indagine muove dalle fonti letterarie e dalle testimonianze figurative greche e romane, nelle quali il termine designa una creatura marina non riconducibile a una tipologia stabile, per poi esaminare il ruolo assunto dalla traduzione greca della Bibbia dei Settanta. L’impiego del kētos nel racconto di Giona favorì infatti l’incontro tra il mostro della tradizione classica e l’animale biblico che inghiotte il profeta, destinato a ricevere una lettura cristologica. Attraverso l’analisi di mosaici, pitture, sarcofagi, manoscritti e sculture, il lavoro di ricerca segue la persistenza di alcuni tratti dell’antico mostro marino e la loro rielaborazione in forme progressivamente più ibride e draconiche. Il percorso si conclude con l’esame delle immagini escatologiche e dei Giudizi Universali, nei quali la tradizione del kētos entra in rapporto con quella del Leviatano. Più che delineare un’evoluzione lineare, lo studio mette così in luce un processo di continuità, adattamento e sovrapposizione, attraverso il quale una figura mutevole dell’immaginario antico acquista, nel Medioevo, nuovi significati religiosi e simbolici.

Il kētos nell’immaginario medievale. Persistenze, trasformazioni e risemantizzazioni di un mostro marino dall’Antichità al Medioevo

DONÀ, LUDOVICA
2025/2026

Abstract

La ricerca analizza la fortuna iconografica del kētos dall’Antichità al Medioevo, ricostruendo i mutamenti formali e semantici che ne accompagnarono l’ingresso nell’immaginario cristiano. L’indagine muove dalle fonti letterarie e dalle testimonianze figurative greche e romane, nelle quali il termine designa una creatura marina non riconducibile a una tipologia stabile, per poi esaminare il ruolo assunto dalla traduzione greca della Bibbia dei Settanta. L’impiego del kētos nel racconto di Giona favorì infatti l’incontro tra il mostro della tradizione classica e l’animale biblico che inghiotte il profeta, destinato a ricevere una lettura cristologica. Attraverso l’analisi di mosaici, pitture, sarcofagi, manoscritti e sculture, il lavoro di ricerca segue la persistenza di alcuni tratti dell’antico mostro marino e la loro rielaborazione in forme progressivamente più ibride e draconiche. Il percorso si conclude con l’esame delle immagini escatologiche e dei Giudizi Universali, nei quali la tradizione del kētos entra in rapporto con quella del Leviatano. Più che delineare un’evoluzione lineare, lo studio mette così in luce un processo di continuità, adattamento e sovrapposizione, attraverso il quale una figura mutevole dell’immaginario antico acquista, nel Medioevo, nuovi significati religiosi e simbolici.
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