This thesis examines how international human rights law addresses cultural justifications concerning practices that affect women’s rights and the legal standards that define their limits. Rather than treating culture and universal human rights as opposing frameworks, it considers how culture, tradition, religion, and social norms are assessed within existing international legal obligations. The analysis adopts a doctrinal, interpretative, and institutional approach, drawing on international human rights treaties, particularly CEDAW, and on their interpretation and application by UN treaty bodies and Special Procedures, alongside relevant international and regional jurisprudence. This framework is applied to Afghanistan and Japan, which illustrate respectively the explicit and more implicit ways in which cultural and gendered norms may interact with restrictions on women’s rights, and to female genital mutilation and child marriage as harmful practices. Across these contexts, the thesis pays particular attention to equality and non-discrimination, substantive equality, and due diligence in assessing State responsibility. Ultimately, this thesis argues for a contextualized understanding of universality: cultural and social context may shape how human rights obligations are implemented, but cannot alter their substantive content or justify discrimination, gender-based violence, or failures to provide effective protection.

La tesi esamina come il diritto internazionale dei diritti umani affronta le giustificazioni culturali invocabili in relazione a pratiche che incidono sui diritti delle donne, con l’obiettivo di individuare i criteri giuridici che ne definiscono i limiti. Superando la tradizionale contrapposizione tra cultura e universalità dei diritti umani, l’analisi considera come cultura, tradizione, religione e norme sociali vengano valutate alla luce degli obblighi internazionali vigenti. La ricerca adotta un approccio giuridico, interpretativo e istituzionale e si fonda sui trattati internazionali in materia di diritti umani, con particolare riguardo alla CEDAW, sulla prassi degli organi di controllo delle Nazioni Unite e delle Procedure speciali, nonché sulla pertinente giurisprudenza internazionale e regionale. L’analisi prende in esame i casi dell’Afghanistan e del Giappone, che mostrano come le norme culturali e di genere possano incidere, in maniera rispettivamente più esplicita o più implicita, sulle limitazioni dei diritti delle donne, e si estende alle mutilazioni genitali femminili e al matrimonio infantile quali pratiche dannose. Nei diversi contesti esaminati, particolare attenzione è riservata ai principi di uguaglianza e non discriminazione, all’uguaglianza sostanziale e alla dovuta diligenza nella valutazione della responsabilità dello Stato. La tesi propone, infine, una concezione contestualizzata dell’universalità, secondo cui il contesto culturale e sociale può incidere sulle modalità di attuazione degli obblighi in materia di diritti umani, ma non può modificarne il contenuto sostanziale né giustificare discriminazioni, violenza di genere o l’inosservanza degli obblighi di tutela effettiva.

Culture, Gender, and International Law: The Limits of Cultural Justification in the Protection of Women’s Rights

MIRAGLIA, ALICE
2025/2026

Abstract

This thesis examines how international human rights law addresses cultural justifications concerning practices that affect women’s rights and the legal standards that define their limits. Rather than treating culture and universal human rights as opposing frameworks, it considers how culture, tradition, religion, and social norms are assessed within existing international legal obligations. The analysis adopts a doctrinal, interpretative, and institutional approach, drawing on international human rights treaties, particularly CEDAW, and on their interpretation and application by UN treaty bodies and Special Procedures, alongside relevant international and regional jurisprudence. This framework is applied to Afghanistan and Japan, which illustrate respectively the explicit and more implicit ways in which cultural and gendered norms may interact with restrictions on women’s rights, and to female genital mutilation and child marriage as harmful practices. Across these contexts, the thesis pays particular attention to equality and non-discrimination, substantive equality, and due diligence in assessing State responsibility. Ultimately, this thesis argues for a contextualized understanding of universality: cultural and social context may shape how human rights obligations are implemented, but cannot alter their substantive content or justify discrimination, gender-based violence, or failures to provide effective protection.
2025
La tesi esamina come il diritto internazionale dei diritti umani affronta le giustificazioni culturali invocabili in relazione a pratiche che incidono sui diritti delle donne, con l’obiettivo di individuare i criteri giuridici che ne definiscono i limiti. Superando la tradizionale contrapposizione tra cultura e universalità dei diritti umani, l’analisi considera come cultura, tradizione, religione e norme sociali vengano valutate alla luce degli obblighi internazionali vigenti. La ricerca adotta un approccio giuridico, interpretativo e istituzionale e si fonda sui trattati internazionali in materia di diritti umani, con particolare riguardo alla CEDAW, sulla prassi degli organi di controllo delle Nazioni Unite e delle Procedure speciali, nonché sulla pertinente giurisprudenza internazionale e regionale. L’analisi prende in esame i casi dell’Afghanistan e del Giappone, che mostrano come le norme culturali e di genere possano incidere, in maniera rispettivamente più esplicita o più implicita, sulle limitazioni dei diritti delle donne, e si estende alle mutilazioni genitali femminili e al matrimonio infantile quali pratiche dannose. Nei diversi contesti esaminati, particolare attenzione è riservata ai principi di uguaglianza e non discriminazione, all’uguaglianza sostanziale e alla dovuta diligenza nella valutazione della responsabilità dello Stato. La tesi propone, infine, una concezione contestualizzata dell’universalità, secondo cui il contesto culturale e sociale può incidere sulle modalità di attuazione degli obblighi in materia di diritti umani, ma non può modificarne il contenuto sostanziale né giustificare discriminazioni, violenza di genere o l’inosservanza degli obblighi di tutela effettiva.
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