Lo scopo di questo elaborato è quello di indagare l'evoluzione del controllo strategico e l'impatto comportamentale e organizzativo derivante dall'adozione del framework OKR. Lo studio parte dall'esame delle criticità dei sistemi di misurazione tradizionali, evidenziando in particolare il rischio di incentivare comportamenti disfunzionali a causa di obiettivi annuali troppo rigidi e l'eccessivo focus gerarchico sul top management, a discapito del controllo operativo ai livelli inferiori. Viene quindi illustrato il modello OKR, sottolineando il cruciale passaggio da una logica basata sull'output a una cultura orientata all'outcome, in cui si distinguono chiaramente obiettivi qualitativi e risultati chiave quantitativi. Un focus centrale è dedicato allo studio dell'impatto psicologico dello strumento: promuovendo un approccio bottom-up nella co-definizione dei traguardi, gli OKR responsabilizzano i collaboratori, trasformando l'adeguamento passivo in un impegno attivo verso la strategia. L'utilizzo di obiettivi iper-sfidanti (stretch goals) necessita tuttavia di una solida cultura organizzativa, fondata sulla sicurezza psicologica, in cui il fallimento parziale sia inteso, attraverso una logica costruttiva, come un'opportunità di apprendimento. Infine, a livello complessivo, l'elaborato propone una riflessione critica sui contesti organizzativi nei quali il framework risulti più opportunamente applicabile. A tale proposito, l'analisi si interroga incidentalmente sulle specifiche difficoltà e sulle barriere culturali che ostacolano il radicamento di strumenti di controllo avanzati all'interno delle aziende italiane.
L’evoluzione del controllo strategico e l’impatto comportamentale degli OKR
MORETTI, FEDERICA
2025/2026
Abstract
Lo scopo di questo elaborato è quello di indagare l'evoluzione del controllo strategico e l'impatto comportamentale e organizzativo derivante dall'adozione del framework OKR. Lo studio parte dall'esame delle criticità dei sistemi di misurazione tradizionali, evidenziando in particolare il rischio di incentivare comportamenti disfunzionali a causa di obiettivi annuali troppo rigidi e l'eccessivo focus gerarchico sul top management, a discapito del controllo operativo ai livelli inferiori. Viene quindi illustrato il modello OKR, sottolineando il cruciale passaggio da una logica basata sull'output a una cultura orientata all'outcome, in cui si distinguono chiaramente obiettivi qualitativi e risultati chiave quantitativi. Un focus centrale è dedicato allo studio dell'impatto psicologico dello strumento: promuovendo un approccio bottom-up nella co-definizione dei traguardi, gli OKR responsabilizzano i collaboratori, trasformando l'adeguamento passivo in un impegno attivo verso la strategia. L'utilizzo di obiettivi iper-sfidanti (stretch goals) necessita tuttavia di una solida cultura organizzativa, fondata sulla sicurezza psicologica, in cui il fallimento parziale sia inteso, attraverso una logica costruttiva, come un'opportunità di apprendimento. Infine, a livello complessivo, l'elaborato propone una riflessione critica sui contesti organizzativi nei quali il framework risulti più opportunamente applicabile. A tale proposito, l'analisi si interroga incidentalmente sulle specifiche difficoltà e sulle barriere culturali che ostacolano il radicamento di strumenti di controllo avanzati all'interno delle aziende italiane.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/31102