Il lavoro utilizza il concetto di unchilding, ossia la negazione sistematica dell'infanzia elaborata da Shalhoub-Kevorkian (2019) a partire dal contesto palestinese, come chiave di lettura della condizione dei minori rifugiati in Libano. Il primo capitolo ricostruisce la cornice teorica e normativa, mettendo in relazione l'unchilding con la Convenzione sui diritti dell'infanzia e con il regime giuridico differenziato che separa i rifugiati palestinesi dai rifugiati siriani, assumendo l'approccio basato sui diritti umani come riferimento metodologico. Il secondo capitolo analizza il Libano come paese di accoglienza: la gestione storico-politica dei rifugiati, l'assetto dei campi e i dati sui minori palestinesi e siriani, fino al caso del campo di Burj Barajneh a Beirut, dove precarietà abitativa, povertà strutturale e sovraffollamento configurano un'infanzia negata nel tempo e nello spazio. Il terzo capitolo presenta un'analisi qualitativa, condotta con interviste e focus group, del progetto psico-socio-educativo NOUR promosso dal Makani Local Community Center all'interno del campo, per verificare in che misura l'integrazione tra educazione non formale, sostegno psicosociale e interventi di protezione possa contribuire a restituire ai minori spazi di riconoscimento e protezione, e la possibilità di vivere pienamente la propria infanzia. Il quarto capitolo riflette sul ruolo dell'assistente sociale in contesto umanitario, entro l'architettura degli interventi internazionali e il cluster approach.
Il diritto ad essere bambini – Unchilding e Servizio Sociale umanitario: il progetto NOUR
MORETTO, ANNACLARA
2025/2026
Abstract
Il lavoro utilizza il concetto di unchilding, ossia la negazione sistematica dell'infanzia elaborata da Shalhoub-Kevorkian (2019) a partire dal contesto palestinese, come chiave di lettura della condizione dei minori rifugiati in Libano. Il primo capitolo ricostruisce la cornice teorica e normativa, mettendo in relazione l'unchilding con la Convenzione sui diritti dell'infanzia e con il regime giuridico differenziato che separa i rifugiati palestinesi dai rifugiati siriani, assumendo l'approccio basato sui diritti umani come riferimento metodologico. Il secondo capitolo analizza il Libano come paese di accoglienza: la gestione storico-politica dei rifugiati, l'assetto dei campi e i dati sui minori palestinesi e siriani, fino al caso del campo di Burj Barajneh a Beirut, dove precarietà abitativa, povertà strutturale e sovraffollamento configurano un'infanzia negata nel tempo e nello spazio. Il terzo capitolo presenta un'analisi qualitativa, condotta con interviste e focus group, del progetto psico-socio-educativo NOUR promosso dal Makani Local Community Center all'interno del campo, per verificare in che misura l'integrazione tra educazione non formale, sostegno psicosociale e interventi di protezione possa contribuire a restituire ai minori spazi di riconoscimento e protezione, e la possibilità di vivere pienamente la propria infanzia. Il quarto capitolo riflette sul ruolo dell'assistente sociale in contesto umanitario, entro l'architettura degli interventi internazionali e il cluster approach.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/31002