Il sistema finanziario italiano è storicamente bancocentrico, in cui le PMI dipendono quasi esclusivamente dal credito bancario. Negli ultimi anni questo rapporto è stato messo alla prova dalla pandemia, dalla crisi energetica e dalla stretta monetaria della BCE, che hanno irrigidito le condizioni di accesso al credito. Parallelamente, i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) sono diventati sempre più rilevanti nella valutazione del rischio di credito. Mentre la letteratura ha documentato ampiamente questo legame per le grandi imprese quotate, dotate di rating ESG certificati, le PMI italiane restano ai margini di questo filone di ricerca, poiché non dispongono di rating ESG individuali pubblici. Questa tesi verifica empiricamente se, nel 2022, l'intensità ESG del settore di appartenenza delle PMI italiane sia associata a maggiore redditività e a condizioni di indebitamento più favorevoli. Il lavoro si articola in tre capitoli: il primo ricostruisce l'evoluzione della domanda e delle condizioni di credito delle imprese italiane tra il 2018 e il 2024; il secondo introduce la dimensione ESG nella valutazione del merito creditizio, analizzando i canali di trasmissione dei rischi climatici al rischio di credito e il ruolo delle banche e della vigilanza; il terzo presenta l'analisi empirica. In assenza di rating ESG individuali per le PMI, è stata costruita una proxy ESG settoriale a partire dai dati ISTAT 2022 sulla sostenibilità, integrata con le informazioni di bilancio di un campione di 1007 PMI italiane con 10-49 addetti estratte dal database AIDA. Attraverso tre modelli di regressione OLS con errori standard robusti, che si distinguono per il grado di controllo dell'eterogeneità settoriale e regionale, sono state testate due ipotesi: l'esistenza di una relazione tra intensità ESG settoriale e redditività (ROA), e tra intensità ESG settoriale e costo del debito. I risultati non consentono di rigettare le ipotesi nulle al livello del 5%: per il ROA emerge solo una debole evidenza positiva, significativa al 10% nel modello base ma non più tale con gli effetti fissi regionali; per il costo del debito non emerge alcuna evidenza di greenium. Questo esito non implica l'irrilevanza dei fattori ESG per le PMI, ma riflette il grado di maturità ancora limitato del mercato italiano nel 2022, e può essere ricondotto ai limiti della proxy settoriale, alla ridotta diffusione delle pratiche ESG tra le PMI e a una possibile limitata integrazione di questi fattori nei modelli di valutazione creditizia delle banche, ipotesi che l'analisi, condotta a livello settoriale, non consente di verificare direttamente. Il lavoro si propone come un primo contributo quantitativo sul tema, in un contesto destinato a evolvere rapidamente grazie a strumenti come il questionario VSME e al consolidamento della regolamentazione prudenziale sui rischi ESG.

Fattori ESG e condizioni di indebitamento delle PMI italiane: un'analisi empirica sul mercato del credito nel 2022

GARBUIO, GIULIA
2025/2026

Abstract

Il sistema finanziario italiano è storicamente bancocentrico, in cui le PMI dipendono quasi esclusivamente dal credito bancario. Negli ultimi anni questo rapporto è stato messo alla prova dalla pandemia, dalla crisi energetica e dalla stretta monetaria della BCE, che hanno irrigidito le condizioni di accesso al credito. Parallelamente, i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) sono diventati sempre più rilevanti nella valutazione del rischio di credito. Mentre la letteratura ha documentato ampiamente questo legame per le grandi imprese quotate, dotate di rating ESG certificati, le PMI italiane restano ai margini di questo filone di ricerca, poiché non dispongono di rating ESG individuali pubblici. Questa tesi verifica empiricamente se, nel 2022, l'intensità ESG del settore di appartenenza delle PMI italiane sia associata a maggiore redditività e a condizioni di indebitamento più favorevoli. Il lavoro si articola in tre capitoli: il primo ricostruisce l'evoluzione della domanda e delle condizioni di credito delle imprese italiane tra il 2018 e il 2024; il secondo introduce la dimensione ESG nella valutazione del merito creditizio, analizzando i canali di trasmissione dei rischi climatici al rischio di credito e il ruolo delle banche e della vigilanza; il terzo presenta l'analisi empirica. In assenza di rating ESG individuali per le PMI, è stata costruita una proxy ESG settoriale a partire dai dati ISTAT 2022 sulla sostenibilità, integrata con le informazioni di bilancio di un campione di 1007 PMI italiane con 10-49 addetti estratte dal database AIDA. Attraverso tre modelli di regressione OLS con errori standard robusti, che si distinguono per il grado di controllo dell'eterogeneità settoriale e regionale, sono state testate due ipotesi: l'esistenza di una relazione tra intensità ESG settoriale e redditività (ROA), e tra intensità ESG settoriale e costo del debito. I risultati non consentono di rigettare le ipotesi nulle al livello del 5%: per il ROA emerge solo una debole evidenza positiva, significativa al 10% nel modello base ma non più tale con gli effetti fissi regionali; per il costo del debito non emerge alcuna evidenza di greenium. Questo esito non implica l'irrilevanza dei fattori ESG per le PMI, ma riflette il grado di maturità ancora limitato del mercato italiano nel 2022, e può essere ricondotto ai limiti della proxy settoriale, alla ridotta diffusione delle pratiche ESG tra le PMI e a una possibile limitata integrazione di questi fattori nei modelli di valutazione creditizia delle banche, ipotesi che l'analisi, condotta a livello settoriale, non consente di verificare direttamente. Il lavoro si propone come un primo contributo quantitativo sul tema, in un contesto destinato a evolvere rapidamente grazie a strumenti come il questionario VSME e al consolidamento della regolamentazione prudenziale sui rischi ESG.
2025
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