Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro rappresenta uno dei più complessi casi italiani di contaminazione ambientale di origine industriale, caratterizzato dalla presenza di contaminanti persistenti e bioaccumulabili, tra cui policlorobifenili (PCB), diossine, furani, pesticidi organoclorurati e metalli pesanti. La contaminazione, sviluppatasi nel corso di oltre un secolo di attività industriale, interessa diverse matrici ambientali, coinvolgendo suoli, sedimenti e acque sotterranee, in un contesto fortemente urbanizzato. Il presente lavoro di tesi ha analizzato il percorso di risanamento ambientale del SIN Brescia-Caffaro, con particolare riferimento alle caratteristiche della contaminazione, al modello concettuale del sito, alle strategie di intervento e alle principali tecnologie di bonifica applicabili alla gestione dei terreni e delle falde contaminate. Lo studio ha previsto la ricostruzione storico-ambientale del sito, l’analisi delle condizioni geologiche e idrogeologiche e il confronto tra differenti tecnologie di risanamento, considerando aspetti di efficacia, fattibilità operativa e possibilità di integrazione all’interno di strategie multimodali. L’analisi ha evidenziato il ruolo centrale delle sorgenti di contaminazione presenti nel suolo e nel sottosuolo nel mantenimento della contaminazione della falda. Le misure di messa in sicurezza e di contenimento idraulico risultano fondamentali per limitare la migrazione del plume contaminante, ma non sono sufficienti, da sole, a garantire una significativa riduzione della massa contaminante. Ne consegue la necessità di intervenire direttamente sulle sorgenti attraverso strategie di rimozione, trattamento o immobilizzazione. Il confronto tra le tecnologie ha inoltre evidenziato l’assenza di una soluzione univoca per l’intero sito. La complessità e l’eterogeneità delle matrici contaminate richiedono un approccio site-specific e multi-tecnologico, nel quale tecniche quali Soil Replacement, Soil Stabilization e ossidazione chimica in situ (ISCO) possano essere integrate in funzione delle specifiche condizioni ambientali. Risulta inoltre fondamentale un approccio progressivo e adattivo, supportato da Remedial Investigation, campi prova, monitoraggio delle prestazioni e aggiornamento del modello concettuale. Nel complesso, il caso Brescia-Caffaro dimostra come il risanamento di siti contaminati complessi richieda l’integrazione di competenze ambientali, progettuali e gestionali, attraverso un equilibrio tra efficacia degli interventi, fattibilità tecnica e sostenibilità economica. Il percorso di bonifica, tuttora in evoluzione, costituisce pertanto un significativo caso di studio per lo sviluppo di strategie integrate applicabili ad altri siti caratterizzati da contaminazioni storiche complesse e da rilevanti vincoli territoriali e ambientali.
Interventi di risanamento ambientale presso il sito industriale Caffaro di Brescia: strategie, tecnologie e gestione dei terreni e falde contaminate.
TONINI, EDOARDO
2025/2026
Abstract
Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro rappresenta uno dei più complessi casi italiani di contaminazione ambientale di origine industriale, caratterizzato dalla presenza di contaminanti persistenti e bioaccumulabili, tra cui policlorobifenili (PCB), diossine, furani, pesticidi organoclorurati e metalli pesanti. La contaminazione, sviluppatasi nel corso di oltre un secolo di attività industriale, interessa diverse matrici ambientali, coinvolgendo suoli, sedimenti e acque sotterranee, in un contesto fortemente urbanizzato. Il presente lavoro di tesi ha analizzato il percorso di risanamento ambientale del SIN Brescia-Caffaro, con particolare riferimento alle caratteristiche della contaminazione, al modello concettuale del sito, alle strategie di intervento e alle principali tecnologie di bonifica applicabili alla gestione dei terreni e delle falde contaminate. Lo studio ha previsto la ricostruzione storico-ambientale del sito, l’analisi delle condizioni geologiche e idrogeologiche e il confronto tra differenti tecnologie di risanamento, considerando aspetti di efficacia, fattibilità operativa e possibilità di integrazione all’interno di strategie multimodali. L’analisi ha evidenziato il ruolo centrale delle sorgenti di contaminazione presenti nel suolo e nel sottosuolo nel mantenimento della contaminazione della falda. Le misure di messa in sicurezza e di contenimento idraulico risultano fondamentali per limitare la migrazione del plume contaminante, ma non sono sufficienti, da sole, a garantire una significativa riduzione della massa contaminante. Ne consegue la necessità di intervenire direttamente sulle sorgenti attraverso strategie di rimozione, trattamento o immobilizzazione. Il confronto tra le tecnologie ha inoltre evidenziato l’assenza di una soluzione univoca per l’intero sito. La complessità e l’eterogeneità delle matrici contaminate richiedono un approccio site-specific e multi-tecnologico, nel quale tecniche quali Soil Replacement, Soil Stabilization e ossidazione chimica in situ (ISCO) possano essere integrate in funzione delle specifiche condizioni ambientali. Risulta inoltre fondamentale un approccio progressivo e adattivo, supportato da Remedial Investigation, campi prova, monitoraggio delle prestazioni e aggiornamento del modello concettuale. Nel complesso, il caso Brescia-Caffaro dimostra come il risanamento di siti contaminati complessi richieda l’integrazione di competenze ambientali, progettuali e gestionali, attraverso un equilibrio tra efficacia degli interventi, fattibilità tecnica e sostenibilità economica. Il percorso di bonifica, tuttora in evoluzione, costituisce pertanto un significativo caso di studio per lo sviluppo di strategie integrate applicabili ad altri siti caratterizzati da contaminazioni storiche complesse e da rilevanti vincoli territoriali e ambientali.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/30541