Questa tesi di laurea magistrale analizza il complesso rapporto tra amore, violenza e identità attraverso una prospettiva comparata che mette in dialogo il canone letterario europeo con la tradizione albanese. L’indagine si focalizza sulla poetica del corpo ferito, inteso come spazio di negoziazione tra il desiderio individuale e le rigide strutture normative, quali il Kanun di Lekë Dukagjini e i regimi totalitari del XX secolo. Attraverso l’analisi di opere di autori come Ford, Lorca, Almodóvar, Koliqi e Mustafaj, la ricerca dimostra come la letteratura albanese abbia storicamente soppresso il lirismo amoroso a favore di un’etica del dovere collettivo e del sacrificio patriottico. In assenza di un discorso erotico esplicito, la violenza e il trauma emergono come linguaggi sostitutivi che iscrivono sulla carne la memoria di conflitti identitari e sociali. Lo studio evidenzia come il corpo femminile, in particolare, sia stato trasformato in un’icona monumentale di onore e resistenza, privandolo di soggettività autonoma. Il lavoro conclude che la scrittura contemporanea assume una funzione riparatrice, permettendo al soggetto di riappropriarsi della propria storia biologica e psichica contro l’annullamento operato dai dispositivi di potere biopolitico, favorendo così una sintesi tra la memoria del sangue e l’aspirazione verso una soggettività libera

Amore, violenza e identità: Una prospettiva comparata tra il canone europeo e la tradizione letteraria albanese attraverso la poetica del corpo ferito

TAFCIU, ANGJELA
2025/2026

Abstract

Questa tesi di laurea magistrale analizza il complesso rapporto tra amore, violenza e identità attraverso una prospettiva comparata che mette in dialogo il canone letterario europeo con la tradizione albanese. L’indagine si focalizza sulla poetica del corpo ferito, inteso come spazio di negoziazione tra il desiderio individuale e le rigide strutture normative, quali il Kanun di Lekë Dukagjini e i regimi totalitari del XX secolo. Attraverso l’analisi di opere di autori come Ford, Lorca, Almodóvar, Koliqi e Mustafaj, la ricerca dimostra come la letteratura albanese abbia storicamente soppresso il lirismo amoroso a favore di un’etica del dovere collettivo e del sacrificio patriottico. In assenza di un discorso erotico esplicito, la violenza e il trauma emergono come linguaggi sostitutivi che iscrivono sulla carne la memoria di conflitti identitari e sociali. Lo studio evidenzia come il corpo femminile, in particolare, sia stato trasformato in un’icona monumentale di onore e resistenza, privandolo di soggettività autonoma. Il lavoro conclude che la scrittura contemporanea assume una funzione riparatrice, permettendo al soggetto di riappropriarsi della propria storia biologica e psichica contro l’annullamento operato dai dispositivi di potere biopolitico, favorendo così una sintesi tra la memoria del sangue e l’aspirazione verso una soggettività libera
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/30504