La presente tesi esplora l’esperienza corporea successiva alla mastectomia, interrogando il modo in cui un corpo ferito, trasformato o ricostruito possa tornare a essere vissuto come proprio. Nel dialogo tra fenomenologia, neuroscienze e bioetica, la ricerca prende avvio dalla distinzione tra corpo-oggetto e corpo vissuto, soffermandosi sulla frattura che la malattia introduce nella continuità incarnata dell’identità. Attraverso Husserl, Merleau-Ponty e Nancy, il corpo viene indagato non soltanto come realtà anatomica, ma come luogo di percezione, azione, vulnerabilità e riconoscimento. La parte neuroscientifica assume neuroplasticità, schema corporeo e Predictive Coding come cornici interpretative per comprendere le condizioni attraverso cui il corpo post-operatorio può essere integrato nell’esperienza del sé. In questa prospettiva, la ricostruzione morfologica non appare di per sé sufficiente a garantire una piena riappropriazione corporea. Lo snodo bioetico riguarda il consenso informato, pensato come spazio relazionale, narrativo e anticipatorio. L’indagine empirica, condotta su 201 pazienti e 95 professionisti sanitari, invita a riflettere sul ruolo dell’agency, dei supporti visivi e della comunicazione clinica nella possibilità di abitare il corpo trasformato. Senza contrapporre rigidamente ricostruzione e Flat Closure, la tesi suggerisce di ripensare la cura come accompagnamento verso una possibile armonia tra corpo percepito, corpo scelto e corpo vissuto.
Morfologie del riconoscimento. Ri-abitare il corpo dopo la mastectomia tra fenomenologia, neuroscienze e bioetica
POLI, LUDOVICA
2025/2026
Abstract
La presente tesi esplora l’esperienza corporea successiva alla mastectomia, interrogando il modo in cui un corpo ferito, trasformato o ricostruito possa tornare a essere vissuto come proprio. Nel dialogo tra fenomenologia, neuroscienze e bioetica, la ricerca prende avvio dalla distinzione tra corpo-oggetto e corpo vissuto, soffermandosi sulla frattura che la malattia introduce nella continuità incarnata dell’identità. Attraverso Husserl, Merleau-Ponty e Nancy, il corpo viene indagato non soltanto come realtà anatomica, ma come luogo di percezione, azione, vulnerabilità e riconoscimento. La parte neuroscientifica assume neuroplasticità, schema corporeo e Predictive Coding come cornici interpretative per comprendere le condizioni attraverso cui il corpo post-operatorio può essere integrato nell’esperienza del sé. In questa prospettiva, la ricostruzione morfologica non appare di per sé sufficiente a garantire una piena riappropriazione corporea. Lo snodo bioetico riguarda il consenso informato, pensato come spazio relazionale, narrativo e anticipatorio. L’indagine empirica, condotta su 201 pazienti e 95 professionisti sanitari, invita a riflettere sul ruolo dell’agency, dei supporti visivi e della comunicazione clinica nella possibilità di abitare il corpo trasformato. Senza contrapporre rigidamente ricostruzione e Flat Closure, la tesi suggerisce di ripensare la cura come accompagnamento verso una possibile armonia tra corpo percepito, corpo scelto e corpo vissuto.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29991