This thesis critically examines the relationship between gender-based violence, punitive systems, and feminist practices in the contemporary Italian context. It focuses on the growing tendency to address gender-based violence through harsher penal measures and securitarian logics, while questioning the capacity of the punitive system to tackle the structural causes of violence and to provide meaningful paths of protection and transformation. The research is situated within the dialogue between intersectional abolitionist feminism—drawing on the work of U.S.-based scholars such as Angela Davis, Mariame Kaba, Mimi E. Kim, and adrienne maree brown—and critical legal and criminological thought developed in Italy, particularly by Tamar Pitch, Caterina Peroni, and Maria Milli Virgilio. This theoretical framework allows for a deeper exploration of the critique of so-called carceral feminism and of the political alternatives proposed by abolitionist movements, with particular attention to the concept and practices of transformative justice, as articulated in contemporary debates by Giusi Palomba. The thesis is based in particular on an ethnography conducted “with and within” grassroots movements in Italy, focusing on the Collettivo Squeert in Padova and its Punto Fucsia project, as well as the Laboratorio Smaschieramenti in Bologna. Between May and October 2025, I followed the activities of these collectives, investigating the production of new narratives around violence and the development of non-punitive practices of accountability and care enacted within these spaces. More specifically, the research focuses on the experimentation with transformative justice and community-based approaches to harm, on debates surrounding call-outs and the risks of victim subjectification, as well as on the tensions, contradictions, and possibilities that emerge when self-organized political communities attempt to address violence outside punitive and institutional frameworks. Ultimately, the thesis argues that these experiences represent key political laboratories for understanding both the limits and the potential of non-punitive responses to gender-based violence, offering significant contributions to feminist theory and practice aimed at imagining and building non-violent futures beyond the prison system.

La presente tesi parte dalla necessità di esaminare criticamente il rapporto tra violenza di genere, sistemi punitivi e pratiche femministe nel contesto italiano contemporaneo, soffermandosi sulla crescente tendenza a rispondere alla violenza di genere mediante inasprimento penale e logiche securitarie, e interrogando la capacità del sistema punitivo di affrontare le cause strutturali della violenza e di offrire reali percorsi di tutela e trasformazione. La ricerca si colloca nel dialogo tra il femminismo abolizionista intersezionale - a partire dalle riflessioni di autrici statunitensi quali Angela Davis, Mariame Kaba, Mimi E. Kim e adrienne marie brown - e il pensiero giuridico e criminologico critico sviluppato in ambito italiano, in particolare da Tamar Pitch, Caterina Peroni e Maria Milli Virgilio. Questa cornice teorica consente di approfondire la critica al cosiddetto femminismo carcerario e le alternative politiche proposte dai movimenti abolizionisti, con particolare attenzione al concetto e alle pratiche di giustizia trasformativa, così come articolate all’interno del dibattito contemporaneo da Giusi Palomba. Il lavoro di tesi si basa in particolare su un’etnografia “con e dentro” i movimenti grassroots in Italia, in particolare il Collettivo Squeert di Padova, con il suo progetto chiamato Punto Fucsia, e il Laboratorio Smaschieramenti di Bologna. Ho seguito il lavoro di questi collettivi nel periodo compreso tra maggio e ottobre 2025, indagando la produzione di nuove narrazioni sulla violenza e la costruzione di pratiche non punitive di responsabilizzazione e cura che viene messa in pratica al loro interno. In particolare, la ricerca si concentra sulla sperimentazione di pratiche di giustizia trasformativa e di gestione comunitaria del danno, sul dibattito intorno ai call out e ai rischi della soggettivazione vittimaria, nonché sulle tensioni, le contraddizioni e le potenzialità che emergono quando comunità politiche e auto-organizzate tentano di affrontare la violenza al di fuori delle logiche punitive e istituzionali. La tesi mostra come tali esperienze rappresentino laboratori politici centrali per comprendere limiti e potenzialità delle alternative non punitive alla violenza di genere, offrendo contributi rilevanti alla riflessione teorica e alle pratiche femministe che mirano ad immaginare e costruire futuri non violenti oltre il carcere.

Il femminismo abolizionista oltre il carcere e oltre la vittima. Un’etnografia dentro e con i movimenti in Italia

FRANCO, MADDALENA
2025/2026

Abstract

This thesis critically examines the relationship between gender-based violence, punitive systems, and feminist practices in the contemporary Italian context. It focuses on the growing tendency to address gender-based violence through harsher penal measures and securitarian logics, while questioning the capacity of the punitive system to tackle the structural causes of violence and to provide meaningful paths of protection and transformation. The research is situated within the dialogue between intersectional abolitionist feminism—drawing on the work of U.S.-based scholars such as Angela Davis, Mariame Kaba, Mimi E. Kim, and adrienne maree brown—and critical legal and criminological thought developed in Italy, particularly by Tamar Pitch, Caterina Peroni, and Maria Milli Virgilio. This theoretical framework allows for a deeper exploration of the critique of so-called carceral feminism and of the political alternatives proposed by abolitionist movements, with particular attention to the concept and practices of transformative justice, as articulated in contemporary debates by Giusi Palomba. The thesis is based in particular on an ethnography conducted “with and within” grassroots movements in Italy, focusing on the Collettivo Squeert in Padova and its Punto Fucsia project, as well as the Laboratorio Smaschieramenti in Bologna. Between May and October 2025, I followed the activities of these collectives, investigating the production of new narratives around violence and the development of non-punitive practices of accountability and care enacted within these spaces. More specifically, the research focuses on the experimentation with transformative justice and community-based approaches to harm, on debates surrounding call-outs and the risks of victim subjectification, as well as on the tensions, contradictions, and possibilities that emerge when self-organized political communities attempt to address violence outside punitive and institutional frameworks. Ultimately, the thesis argues that these experiences represent key political laboratories for understanding both the limits and the potential of non-punitive responses to gender-based violence, offering significant contributions to feminist theory and practice aimed at imagining and building non-violent futures beyond the prison system.
2025
La presente tesi parte dalla necessità di esaminare criticamente il rapporto tra violenza di genere, sistemi punitivi e pratiche femministe nel contesto italiano contemporaneo, soffermandosi sulla crescente tendenza a rispondere alla violenza di genere mediante inasprimento penale e logiche securitarie, e interrogando la capacità del sistema punitivo di affrontare le cause strutturali della violenza e di offrire reali percorsi di tutela e trasformazione. La ricerca si colloca nel dialogo tra il femminismo abolizionista intersezionale - a partire dalle riflessioni di autrici statunitensi quali Angela Davis, Mariame Kaba, Mimi E. Kim e adrienne marie brown - e il pensiero giuridico e criminologico critico sviluppato in ambito italiano, in particolare da Tamar Pitch, Caterina Peroni e Maria Milli Virgilio. Questa cornice teorica consente di approfondire la critica al cosiddetto femminismo carcerario e le alternative politiche proposte dai movimenti abolizionisti, con particolare attenzione al concetto e alle pratiche di giustizia trasformativa, così come articolate all’interno del dibattito contemporaneo da Giusi Palomba. Il lavoro di tesi si basa in particolare su un’etnografia “con e dentro” i movimenti grassroots in Italia, in particolare il Collettivo Squeert di Padova, con il suo progetto chiamato Punto Fucsia, e il Laboratorio Smaschieramenti di Bologna. Ho seguito il lavoro di questi collettivi nel periodo compreso tra maggio e ottobre 2025, indagando la produzione di nuove narrazioni sulla violenza e la costruzione di pratiche non punitive di responsabilizzazione e cura che viene messa in pratica al loro interno. In particolare, la ricerca si concentra sulla sperimentazione di pratiche di giustizia trasformativa e di gestione comunitaria del danno, sul dibattito intorno ai call out e ai rischi della soggettivazione vittimaria, nonché sulle tensioni, le contraddizioni e le potenzialità che emergono quando comunità politiche e auto-organizzate tentano di affrontare la violenza al di fuori delle logiche punitive e istituzionali. La tesi mostra come tali esperienze rappresentino laboratori politici centrali per comprendere limiti e potenzialità delle alternative non punitive alla violenza di genere, offrendo contributi rilevanti alla riflessione teorica e alle pratiche femministe che mirano ad immaginare e costruire futuri non violenti oltre il carcere.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29990