La tesi si pone l’obiettivo di analizzare come l’esplorazione del rapporto tra arte, ambiente ed ecologia da parte degli artisti ungheresi, nel periodo del tardo socialismo, abbia contribuito a un ripensamento del ruolo sociale e della pratica dell’artista. Dopo un primo inquadramento dell'emersione di una rinnovata attenzione alla natura e al suo rapporto con la neoavanguardia nel cosiddetto ‘blocco orientale’, ci si focalizzerà in particolare sul panorama ungherese e sul periodo di transizione politica che ha caratterizzato la fine degli anni Ottanta. Con il suo testo seminale Arts of the Environment (1972), il teorico ungherese (naturalizzato americano) György Kepes sottolinea come l’artista possa farsi ambientalista, attraverso l’esplorazione dei processi naturali come medium artistico. Infatti, è proprio a partire dalle forme della land art e dell’arte ambientale che il collettivo Pécsi Műhely inizia la sua attività nel 1969; tra i primi, nel contesto artistico ungherese e centro europeo, a realizzare sperimentazioni sul paesaggio e, occasionalmente, in contesti urbani. Ma è soprattutto nella seconda metà degli anni ’80, con una nuova apertura verso l’Occidente e il periodo di transizione, che diventa chiaro l’impatto dell’uomo sull’ecosistema e sull’ambiente. In questo contesto l’Inconnu Csoport metterà la propria pratica artistica al servizio delle battaglie ecologiche, alimentato anche dal dissenso verso il regime socialista, anticipando le riflessioni contemporanee sul ruolo dell’artista come attivista.
L’artista come ambientalista. Visioni ecologiche e pratiche artistiche in Ungheria
DOMENICONI, SOFIA
2025/2026
Abstract
La tesi si pone l’obiettivo di analizzare come l’esplorazione del rapporto tra arte, ambiente ed ecologia da parte degli artisti ungheresi, nel periodo del tardo socialismo, abbia contribuito a un ripensamento del ruolo sociale e della pratica dell’artista. Dopo un primo inquadramento dell'emersione di una rinnovata attenzione alla natura e al suo rapporto con la neoavanguardia nel cosiddetto ‘blocco orientale’, ci si focalizzerà in particolare sul panorama ungherese e sul periodo di transizione politica che ha caratterizzato la fine degli anni Ottanta. Con il suo testo seminale Arts of the Environment (1972), il teorico ungherese (naturalizzato americano) György Kepes sottolinea come l’artista possa farsi ambientalista, attraverso l’esplorazione dei processi naturali come medium artistico. Infatti, è proprio a partire dalle forme della land art e dell’arte ambientale che il collettivo Pécsi Műhely inizia la sua attività nel 1969; tra i primi, nel contesto artistico ungherese e centro europeo, a realizzare sperimentazioni sul paesaggio e, occasionalmente, in contesti urbani. Ma è soprattutto nella seconda metà degli anni ’80, con una nuova apertura verso l’Occidente e il periodo di transizione, che diventa chiaro l’impatto dell’uomo sull’ecosistema e sull’ambiente. In questo contesto l’Inconnu Csoport metterà la propria pratica artistica al servizio delle battaglie ecologiche, alimentato anche dal dissenso verso il regime socialista, anticipando le riflessioni contemporanee sul ruolo dell’artista come attivista.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29948