La ricerca si propone di analizzare il ruolo dello sguardo come dispositivo centrale nella costruzione dell’esperienza performativa, indagando la natura liminale della danza tra teatro e performance. L’indagine prende in esame la pratica coreografica di Lea Anderson (classe 1959), coreografa, regista e direttrice artistica britannica, celebre per il suo stile ironico e innovativo nella danza contemporanea, concentrandosi su tematiche quali rappresentazione, corpo, identità, copia e traduzione, all’interno delle opere Yippee!!! (2006), Draw on the Sketchbook of Egon Schiele (1998, 2010) e Smithereens (1998). La metodologia adottata integra una revisione critica della complessa e interdisciplinare cornice teorica dei Performance Studies e della Nuova Teatrologia, con contributi provenienti dalla semiotica e dalle teorie dello sguardo. L’analisi è supportata da dati primari raccolti tramite interviste all’artista e da un’indagine condotta presso il suo archivio personale, favorendo un dialogo tra riflessione teorica e pratica artistica. I risultati evidenziano come le opere di Anderson configurino un campo di tensione tra danza, teatro e performance, nel quale le diverse tipologie di sguardo giocano un ruolo attivo nella produzione di significato. Lo sguardo liminale si configura come una percezione sospesa, propria di una posizione di soglia, in cui osservatore e performer si collocano in una zona di confine tra stati, spazi e identità differenti. Tale condizione non solo caratterizza l’esperienza performativa, ma definisce anche il quadro interpretativo della presente ricerca. Parole chiave: sguardo, Lea Anderson, danza contemporanea, performance, teatro
Lea Anderson e lo sguardo liminale. Tra danza, performance e teatro
GRAZI, VITTORIA
2025/2026
Abstract
La ricerca si propone di analizzare il ruolo dello sguardo come dispositivo centrale nella costruzione dell’esperienza performativa, indagando la natura liminale della danza tra teatro e performance. L’indagine prende in esame la pratica coreografica di Lea Anderson (classe 1959), coreografa, regista e direttrice artistica britannica, celebre per il suo stile ironico e innovativo nella danza contemporanea, concentrandosi su tematiche quali rappresentazione, corpo, identità, copia e traduzione, all’interno delle opere Yippee!!! (2006), Draw on the Sketchbook of Egon Schiele (1998, 2010) e Smithereens (1998). La metodologia adottata integra una revisione critica della complessa e interdisciplinare cornice teorica dei Performance Studies e della Nuova Teatrologia, con contributi provenienti dalla semiotica e dalle teorie dello sguardo. L’analisi è supportata da dati primari raccolti tramite interviste all’artista e da un’indagine condotta presso il suo archivio personale, favorendo un dialogo tra riflessione teorica e pratica artistica. I risultati evidenziano come le opere di Anderson configurino un campo di tensione tra danza, teatro e performance, nel quale le diverse tipologie di sguardo giocano un ruolo attivo nella produzione di significato. Lo sguardo liminale si configura come una percezione sospesa, propria di una posizione di soglia, in cui osservatore e performer si collocano in una zona di confine tra stati, spazi e identità differenti. Tale condizione non solo caratterizza l’esperienza performativa, ma definisce anche il quadro interpretativo della presente ricerca. Parole chiave: sguardo, Lea Anderson, danza contemporanea, performance, teatro| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29922