La tesi ricostruisce il giudizio estetico dal moderno all'arte contemporanea, dove il bello non basta a spiegare il valore dell'opera. Si chiede che cosa accada al gusto quando l'esperienza produce disagio, repulsione e shock. Il primo capitolo segue il Settecento: con Hutcheson il bello dipende dalla sensibilità; con Burke l'estetica si radica nel corpo e nel sublime; con Hume il gusto diventa giudizio esercitato; con Kant resta soggettivo, ma pretende comunicabilità. Il secondo capitolo affronta il disgusto, rifiuto corporeo legato a contaminazione, decomposizione e perdita della forma. Con Kolnai, Menninghaus, Feloj e Korsmeyer, la tesi mostra che il disgusto può valere esteticamente quando non è provocazione gratuita, ma forma necessaria per esprimere mortalità e vulnerabilità del corpo. Il terzo capitolo passa all'estetica contemporanea: con Dewey l'estetico è esperienza intensificata, con Shusterman il corpo è luogo di percezione. Perturbante ed emozioni negative non escludono l'estetico: la distanza della rappresentazione consente di accoglierli. Dopo Duchamp, Warhol e l'arte concettuale, il giudizio non ha più una regola sicura del bello, ma cerca ragioni, contesto e condivisione. Il quarto capitolo assume Francis Bacon come caso limite: le figure deformate producono shock senza caos, perché la violenza è controllata dalla forma. In Bacon il gusto entra in crisi, ma non viene abolito: è spinto al limite, dove forma, corpo, disgusto, emozione e pensiero si intrecciano.
Il disgusto come esperienza estetica: il caso Francis Bacon
CAMMARATA, FEDERICA
2025/2026
Abstract
La tesi ricostruisce il giudizio estetico dal moderno all'arte contemporanea, dove il bello non basta a spiegare il valore dell'opera. Si chiede che cosa accada al gusto quando l'esperienza produce disagio, repulsione e shock. Il primo capitolo segue il Settecento: con Hutcheson il bello dipende dalla sensibilità; con Burke l'estetica si radica nel corpo e nel sublime; con Hume il gusto diventa giudizio esercitato; con Kant resta soggettivo, ma pretende comunicabilità. Il secondo capitolo affronta il disgusto, rifiuto corporeo legato a contaminazione, decomposizione e perdita della forma. Con Kolnai, Menninghaus, Feloj e Korsmeyer, la tesi mostra che il disgusto può valere esteticamente quando non è provocazione gratuita, ma forma necessaria per esprimere mortalità e vulnerabilità del corpo. Il terzo capitolo passa all'estetica contemporanea: con Dewey l'estetico è esperienza intensificata, con Shusterman il corpo è luogo di percezione. Perturbante ed emozioni negative non escludono l'estetico: la distanza della rappresentazione consente di accoglierli. Dopo Duchamp, Warhol e l'arte concettuale, il giudizio non ha più una regola sicura del bello, ma cerca ragioni, contesto e condivisione. Il quarto capitolo assume Francis Bacon come caso limite: le figure deformate producono shock senza caos, perché la violenza è controllata dalla forma. In Bacon il gusto entra in crisi, ma non viene abolito: è spinto al limite, dove forma, corpo, disgusto, emozione e pensiero si intrecciano.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29783