Garantire la conservazione del patrimonio culturale è una sfida costante. Questo lavoro intende esaminare l'importanza dell'utilizzo delle nuove tecnologie digitali nell’ambito della conservazione e diffusione del nostro patrimonio storico artistico. Tramite una breve ricostruzione della storia delle mostre, si vedrà come queste siano cambiate nel corso del tempo e come, a causa della crescente popolarità, molto spesso, sia stato necessario ricorrere a pratiche non del tutto corrette per soddisfare le richieste di un mercato sempre più avido. Verrà trattato l'uso della “copia” (anche di dubbia provenienza) in mostra e si approfondirà il concetto di “opera originale”, mettendo in luce analogie e differenze che permetteranno di capire quando la copia fa discutere e quando invece viene socialmente accettata. Nei capitoli finali si tratterà dell'utilità del digitale nella salvaguardia del patrimonio culturale, verranno analizzate nel dettaglio Haltadefinizione e altre realtà nazionali coinvolte in questo importante progetto confrontando il loro operato con quello di altre realtà internazionali come Factum Arte, organizzazione impegnata nella produzione di facsimili oggettivamente accurati, frutto di studi attenti da parte di tecnici specializzati. La produzione di facsimili o digitalizzazione delle opere nasce per diverse esigenze: può trattarsi di una richiesta da parte di un museo o ente che necessita di una copia da inserire nella collezione; il bisogno di proteggere o sostituire un'opera in condizioni precarie senza intaccarne la funzione o dall'esigenza di raccogliere documentazione utile anche in previsione di restauri futuri. Attraverso questo percorso di analisi e approfondimento, ci si propone di fornire una panoramica esaustiva e critica sulle dinamiche legate alla conservazione e diffusione del patrimonio storico artistico, sempre più vasto e fragile e le potenzialità che questo nuovo sviluppo tecnologico può offrire.

L'UTILIZZO DEL DIGITALE PER LA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO CULTURALE 

MUNARI, NICOLE
2025/2026

Abstract

Garantire la conservazione del patrimonio culturale è una sfida costante. Questo lavoro intende esaminare l'importanza dell'utilizzo delle nuove tecnologie digitali nell’ambito della conservazione e diffusione del nostro patrimonio storico artistico. Tramite una breve ricostruzione della storia delle mostre, si vedrà come queste siano cambiate nel corso del tempo e come, a causa della crescente popolarità, molto spesso, sia stato necessario ricorrere a pratiche non del tutto corrette per soddisfare le richieste di un mercato sempre più avido. Verrà trattato l'uso della “copia” (anche di dubbia provenienza) in mostra e si approfondirà il concetto di “opera originale”, mettendo in luce analogie e differenze che permetteranno di capire quando la copia fa discutere e quando invece viene socialmente accettata. Nei capitoli finali si tratterà dell'utilità del digitale nella salvaguardia del patrimonio culturale, verranno analizzate nel dettaglio Haltadefinizione e altre realtà nazionali coinvolte in questo importante progetto confrontando il loro operato con quello di altre realtà internazionali come Factum Arte, organizzazione impegnata nella produzione di facsimili oggettivamente accurati, frutto di studi attenti da parte di tecnici specializzati. La produzione di facsimili o digitalizzazione delle opere nasce per diverse esigenze: può trattarsi di una richiesta da parte di un museo o ente che necessita di una copia da inserire nella collezione; il bisogno di proteggere o sostituire un'opera in condizioni precarie senza intaccarne la funzione o dall'esigenza di raccogliere documentazione utile anche in previsione di restauri futuri. Attraverso questo percorso di analisi e approfondimento, ci si propone di fornire una panoramica esaustiva e critica sulle dinamiche legate alla conservazione e diffusione del patrimonio storico artistico, sempre più vasto e fragile e le potenzialità che questo nuovo sviluppo tecnologico può offrire.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29711