This research examines the process through which ukiyoe, traditionally regarded as a commercial product intended for mass circulation, has gradually come to be recognized as an art form within both the modern Japanese and international cultural systems. Starting from the transformation of Japanese visual culture between the Edo period and the contemporary era, the study focuses on the relationship between reproducibility, authorship, and artistic legitimation, with particular attention to the continuities linking ukiyoe to graphic design and poster production in twentieth and twenty-first-century Japan. The research stems from the observation that Japanese woodblock printing did not undergo technical changes significant enough, in themselves, to justify its transition from a commercial object to a work of art. The central issue therefore concerns the ways in which this transformation was made possible through an institutional and ideological redefinition of authorship within the modern exhibition system. From this perspective, the introduction during the Meiji period of the concept of bijutsu (fine arts) represented a crucial moment in the reorganization of artistic hierarchies and in the subsequent re-evaluation of ukiyoe as a form endowed with artistic value and cultural recognition. Through a historical and critical analysis of specialist literature, together with the study of a selection of posters created by prominent Japanese graphic designers, this research aims to reconstruct the ways in which specific visual languages and production processes were reinterpreted throughout the twentieth century. The study will also examine the exhibition Graphic Japan: From Hokusai to Manga, curated by Rossella Menegazzo in collaboration with Eleonora Lanza, which i consider a significant example of contemporary processes of reinterpretation and musealization of Japanese visual culture. The objective of this study is to demonstrate that the transformation of ukiyoe into fine art was not determined by technical or formal innovations, but rather by a gradual historical and cultural shift in the criteria used to attribute artistic value and in conceptions of authorship promoted by modern cultural institutions and influenced by Western models. From this perspective, the research highlights how elements such as reproducibility, seriality, and mass dissemination, long regarded as incompatible with the Western notion of the work of art, have progressively been redefined as essential expressive resources in the construction of contemporary Japan’s visual identity.

La presente ricerca analizza il processo attraverso il quale l'ukiyoe, tradizionalmente considerato un prodotto commerciale destinato alla diffusione di massa, è stato progressivamente riconosciuto come forma artistica all'interno del sistema culturale moderno giapponese e internazionale. Partendo dalla trasformazione della cultura visiva giapponese tra il periodo Edo e l'età contemporanea, lo studio si concentra sul rapporto tra riproducibilità, autorialità e legittimazione artistica, con particolare attenzione alle continuità che collegano l'ukiyoe al graphic design e alla produzione di manifesti nel Giappone del XX e XXI secolo. La ricerca prende avvio dalla constatazione che la xilografia giapponese non subì mutamenti tecnici tali da giustificare, di per sé, il passaggio da oggetto commerciale a opera d'arte. La questione centrale riguarda quindi il modo in cui tale trasformazione sia stata resa possibile attraverso una ridefinizione istituzionale e ideologica dell'autorialità all'interno del sistema espositivo moderno. In questa prospettiva, l'introduzione durante il periodo Meiji del concetto di bijutsu, belle arti, rappresentò un momento cruciale nella riorganizzazione delle gerarchie artistiche e nella successiva rivalutazione dell'ukiyoe accreditato di valore artistico e riconoscimento culturale. Attraverso un'analisi storico-critica della letteratura specialistica e lo studio di una selezione di manifesti realizzati da importanti graphic designer giapponesi, la ricerca intende ricostruire le modalità attraverso cui determinati linguaggi visivi e processi produttivi sono stati reinterpretati nel corso del Novecento. L'indagine prenderà inoltre in esame il caso espositivo della mostra Graphic Japan. Da Hokusai al Manga, curata da Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza, che ho considerato un esempio significativo dei processi contemporanei di rilettura e musealizzazione della cultura visiva giapponese. L'obiettivo dello studio è dimostrare che la trasformazione dell'ukiyoe in fine art non sia stata determinata da innovazioni tecniche o formali, bensì da un cambiamento progressivo, storico e culturale, nei criteri di attribuzione del valore artistico e nella concezione dell'autore promossi dalle istituzioni culturali moderne e influenzate dall’occidente. In tale prospettiva, la ricerca evidenzia come elementi quali la riproducibilità, la serialità e la diffusione di massa, a lungo considerati incompatibili con l'idea occidentale di opera d'arte, siano stati progressivamente ridefiniti come risorse espressive fondamentali per la costruzione dell'identità visiva del Giappone contemporaneo.

Tradizione e Innovazione nel Graphic Design Giapponese: Dall’Ukiyoe al Manifesto Contemporaneo

SACCO, GRETA
2025/2026

Abstract

This research examines the process through which ukiyoe, traditionally regarded as a commercial product intended for mass circulation, has gradually come to be recognized as an art form within both the modern Japanese and international cultural systems. Starting from the transformation of Japanese visual culture between the Edo period and the contemporary era, the study focuses on the relationship between reproducibility, authorship, and artistic legitimation, with particular attention to the continuities linking ukiyoe to graphic design and poster production in twentieth and twenty-first-century Japan. The research stems from the observation that Japanese woodblock printing did not undergo technical changes significant enough, in themselves, to justify its transition from a commercial object to a work of art. The central issue therefore concerns the ways in which this transformation was made possible through an institutional and ideological redefinition of authorship within the modern exhibition system. From this perspective, the introduction during the Meiji period of the concept of bijutsu (fine arts) represented a crucial moment in the reorganization of artistic hierarchies and in the subsequent re-evaluation of ukiyoe as a form endowed with artistic value and cultural recognition. Through a historical and critical analysis of specialist literature, together with the study of a selection of posters created by prominent Japanese graphic designers, this research aims to reconstruct the ways in which specific visual languages and production processes were reinterpreted throughout the twentieth century. The study will also examine the exhibition Graphic Japan: From Hokusai to Manga, curated by Rossella Menegazzo in collaboration with Eleonora Lanza, which i consider a significant example of contemporary processes of reinterpretation and musealization of Japanese visual culture. The objective of this study is to demonstrate that the transformation of ukiyoe into fine art was not determined by technical or formal innovations, but rather by a gradual historical and cultural shift in the criteria used to attribute artistic value and in conceptions of authorship promoted by modern cultural institutions and influenced by Western models. From this perspective, the research highlights how elements such as reproducibility, seriality, and mass dissemination, long regarded as incompatible with the Western notion of the work of art, have progressively been redefined as essential expressive resources in the construction of contemporary Japan’s visual identity.
2025
La presente ricerca analizza il processo attraverso il quale l'ukiyoe, tradizionalmente considerato un prodotto commerciale destinato alla diffusione di massa, è stato progressivamente riconosciuto come forma artistica all'interno del sistema culturale moderno giapponese e internazionale. Partendo dalla trasformazione della cultura visiva giapponese tra il periodo Edo e l'età contemporanea, lo studio si concentra sul rapporto tra riproducibilità, autorialità e legittimazione artistica, con particolare attenzione alle continuità che collegano l'ukiyoe al graphic design e alla produzione di manifesti nel Giappone del XX e XXI secolo. La ricerca prende avvio dalla constatazione che la xilografia giapponese non subì mutamenti tecnici tali da giustificare, di per sé, il passaggio da oggetto commerciale a opera d'arte. La questione centrale riguarda quindi il modo in cui tale trasformazione sia stata resa possibile attraverso una ridefinizione istituzionale e ideologica dell'autorialità all'interno del sistema espositivo moderno. In questa prospettiva, l'introduzione durante il periodo Meiji del concetto di bijutsu, belle arti, rappresentò un momento cruciale nella riorganizzazione delle gerarchie artistiche e nella successiva rivalutazione dell'ukiyoe accreditato di valore artistico e riconoscimento culturale. Attraverso un'analisi storico-critica della letteratura specialistica e lo studio di una selezione di manifesti realizzati da importanti graphic designer giapponesi, la ricerca intende ricostruire le modalità attraverso cui determinati linguaggi visivi e processi produttivi sono stati reinterpretati nel corso del Novecento. L'indagine prenderà inoltre in esame il caso espositivo della mostra Graphic Japan. Da Hokusai al Manga, curata da Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza, che ho considerato un esempio significativo dei processi contemporanei di rilettura e musealizzazione della cultura visiva giapponese. L'obiettivo dello studio è dimostrare che la trasformazione dell'ukiyoe in fine art non sia stata determinata da innovazioni tecniche o formali, bensì da un cambiamento progressivo, storico e culturale, nei criteri di attribuzione del valore artistico e nella concezione dell'autore promossi dalle istituzioni culturali moderne e influenzate dall’occidente. In tale prospettiva, la ricerca evidenzia come elementi quali la riproducibilità, la serialità e la diffusione di massa, a lungo considerati incompatibili con l'idea occidentale di opera d'arte, siano stati progressivamente ridefiniti come risorse espressive fondamentali per la costruzione dell'identità visiva del Giappone contemporaneo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29565