Questo lavoro vuole approfondire il tema sanzionatorio russo e il suo impatto sull’economia globale e sulla microeconomia mediante il case-study dell’Italia e delle aziende del Veneto che esportavano in Russia prima del 2014, ma in particolare degli effetti successivi al conflitto russo-ucraino dal quale la pressione sanzionatoria è diventata e sta tuttora evolvendo in modo sempre più severo. Partendo da un excursus storico delle caratteristiche economico-politiche dell’ex Unione Sovietica e successivamente della Federazione Russa, volte a comprendere il tipo di ideologia e sistema in vigore, fino a una rapida presentazione della politica del Presidente Putin dalla sua prima carica al governo, ho voluto rilevare le differenze concettuali russe rispetto all’Unione Europea. Ciò nonostante, ho cercato di evidenziare anche l’esistenza negli anni Novanta di collaborazione a scopo securitario che però via via si è andata esaurendo per il processo di allargamento della NATO e i successivi conflitti. In una seconda parte ho ritenuto necessario di dover approfondire i buoni rapporti che sono sempre esistiti tra l’Unione Sovietica e l’Italia al fine di riprendere questa analisi nel contesto degli effetti del regime sanzionatorio dell’UE sui rapporti commerciali in essere tra i due stati. Nel capitolo IV, dopo aver riportato i principali aspetti giuridici dei Regolamenti UE adottati nel 2014 e dal 2022 in merito alle restrizioni verso la Federazione russa, ho voluto utilizzare fonti attuali costantemente aggiornate sulla situazione sanzionatoria per ricavare informazioni in merito all’efficacia o meno di questi strumenti sull’azione russa e successivamente per analizzare l’impatto sul sistema economico macro a confronto con la realtà italiana e veneta delle imprese esportatrici in particolare ed importatrici da e verso questo Paese. A completamento dell’analisi, un accenno all’importanza e alle ulteriori difficoltà che provocano le sanzioni statunitensi imposte alla Russia a causa della guerra contro l’Ucraina e alcuni aspetti pratici che si trovano a dover affrontare le imprese che ancora possono e continuano a esportare in Russia nel rispetto della compliance. Le aziende, infatti, dall’adozione dei pacchetti sanzionatori verso la Russia da parte del Consiglio europeo e dalle notifiche soggettive nella SDN list statunitense, incontrano sempre più limiti nell’operatività commerciale con questo Paese, sia per le esportazioni che per le importazioni. Non solo sono soggette a conoscere costantemente l’evoluzione legislativa in corso avvalendosi di personale specifico interno o esterno al proprio organico che assicuri di operare nel rispetto dei Regolamenti in essere, ma devono anche prevedere nel proprio forecast il rischio di lavorare con un Paese che è classificato nei mercati finanziari e nel commercio ad “alto rischio”. Questi elementi obbligano di prassi le imprese a verificare mediante studi legali l’esclusione dei propri clienti e/o fornitori dalle restrizioni soggettive previste dall’Unione Europea e, se possibile, dagli Stati Uniti, a stilare per ogni esportazione uno studio dettagliato dei componenti al fine di verificare se possono essere considerati “dual use” e quindi proibiti per l’export, a verificare l’origine delle materie prime importate, a preparare una documentazione adeguata per la verifica doganale delle merci in uscita ed entrata, e infine anche a comprovare i pagamenti in entrata soggetti all’embargo delle banche con tutta la documentazione necessaria a provare la legittimità dell’incasso. Tale situazione ha fatto sì che molte aziende abbiano dovuto ricercare altri mercati di sbocco e, ove non possibile, scegliere se sostenere i costi aggiuntivi o procedere a licenziamenti per la perdita di fatturato o addirittura chiudere nel caso in cui il loro business fosse prevalentemente basato sul mercato russo.
Il regime sanzionatorio verso la Federazione Russa adottato dall’UE: impatto delle sanzioni sull’economia italiana.
VALLORTIGARA, SARAH
2025/2026
Abstract
Questo lavoro vuole approfondire il tema sanzionatorio russo e il suo impatto sull’economia globale e sulla microeconomia mediante il case-study dell’Italia e delle aziende del Veneto che esportavano in Russia prima del 2014, ma in particolare degli effetti successivi al conflitto russo-ucraino dal quale la pressione sanzionatoria è diventata e sta tuttora evolvendo in modo sempre più severo. Partendo da un excursus storico delle caratteristiche economico-politiche dell’ex Unione Sovietica e successivamente della Federazione Russa, volte a comprendere il tipo di ideologia e sistema in vigore, fino a una rapida presentazione della politica del Presidente Putin dalla sua prima carica al governo, ho voluto rilevare le differenze concettuali russe rispetto all’Unione Europea. Ciò nonostante, ho cercato di evidenziare anche l’esistenza negli anni Novanta di collaborazione a scopo securitario che però via via si è andata esaurendo per il processo di allargamento della NATO e i successivi conflitti. In una seconda parte ho ritenuto necessario di dover approfondire i buoni rapporti che sono sempre esistiti tra l’Unione Sovietica e l’Italia al fine di riprendere questa analisi nel contesto degli effetti del regime sanzionatorio dell’UE sui rapporti commerciali in essere tra i due stati. Nel capitolo IV, dopo aver riportato i principali aspetti giuridici dei Regolamenti UE adottati nel 2014 e dal 2022 in merito alle restrizioni verso la Federazione russa, ho voluto utilizzare fonti attuali costantemente aggiornate sulla situazione sanzionatoria per ricavare informazioni in merito all’efficacia o meno di questi strumenti sull’azione russa e successivamente per analizzare l’impatto sul sistema economico macro a confronto con la realtà italiana e veneta delle imprese esportatrici in particolare ed importatrici da e verso questo Paese. A completamento dell’analisi, un accenno all’importanza e alle ulteriori difficoltà che provocano le sanzioni statunitensi imposte alla Russia a causa della guerra contro l’Ucraina e alcuni aspetti pratici che si trovano a dover affrontare le imprese che ancora possono e continuano a esportare in Russia nel rispetto della compliance. Le aziende, infatti, dall’adozione dei pacchetti sanzionatori verso la Russia da parte del Consiglio europeo e dalle notifiche soggettive nella SDN list statunitense, incontrano sempre più limiti nell’operatività commerciale con questo Paese, sia per le esportazioni che per le importazioni. Non solo sono soggette a conoscere costantemente l’evoluzione legislativa in corso avvalendosi di personale specifico interno o esterno al proprio organico che assicuri di operare nel rispetto dei Regolamenti in essere, ma devono anche prevedere nel proprio forecast il rischio di lavorare con un Paese che è classificato nei mercati finanziari e nel commercio ad “alto rischio”. Questi elementi obbligano di prassi le imprese a verificare mediante studi legali l’esclusione dei propri clienti e/o fornitori dalle restrizioni soggettive previste dall’Unione Europea e, se possibile, dagli Stati Uniti, a stilare per ogni esportazione uno studio dettagliato dei componenti al fine di verificare se possono essere considerati “dual use” e quindi proibiti per l’export, a verificare l’origine delle materie prime importate, a preparare una documentazione adeguata per la verifica doganale delle merci in uscita ed entrata, e infine anche a comprovare i pagamenti in entrata soggetti all’embargo delle banche con tutta la documentazione necessaria a provare la legittimità dell’incasso. Tale situazione ha fatto sì che molte aziende abbiano dovuto ricercare altri mercati di sbocco e, ove non possibile, scegliere se sostenere i costi aggiuntivi o procedere a licenziamenti per la perdita di fatturato o addirittura chiudere nel caso in cui il loro business fosse prevalentemente basato sul mercato russo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29506