La tesi propone un modello interdisciplinare di conservazione preventiva e programmata del patrimonio culturale, fondato sull’integrazione tra approcci sistemici e tecnologie digitali emergenti. L’elaborato riprende la visione di Giovanni Urbani, che affermò la necessità di riconfigurare il restauro in termini di conservazione preventiva, concependo il patrimonio come «entità misurabile» nella sua relazione dinamica con l’ambiente. Tale impostazione trova origine nel Piano Pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria (1976), ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile per provare a concepire una gestione integrata del patrimonio culturale. Inserendosi in questa prospettiva, la ricerca analizza il potenziale delle tecnologie digitali — digital twin, BIM, IoT, scansione 3D e Machine Learning — nell’elaborazione di modelli predittivi finalizzati alla gestione programmata del patrimonio, con l’obbiettivo di superare l’approccio emergenziale ancora dominante. L’indagine si colloca nel quadro legislativo italiano ed europeo, evidenziando come le strategie digitali possano contribuire all’evoluzione delle politiche di tutela verso una gestione sistemica, preventiva e data-driven. Il riferimento teorico a Giovanni Urbani orienta e sviluppa la riflessione verso una concezione reticolare, relazionale e operativa fra ambiente, patrimonio culturale e sistemi di modellazione digitale.
Dalla logica riduzionista alla visione sistemica del patrimonio culturale: l’eredità teorica di Giovanni Urbani nell’epoca del digital twin
AVIAZZI, ALESSANDRO GIOVANNI
2025/2026
Abstract
La tesi propone un modello interdisciplinare di conservazione preventiva e programmata del patrimonio culturale, fondato sull’integrazione tra approcci sistemici e tecnologie digitali emergenti. L’elaborato riprende la visione di Giovanni Urbani, che affermò la necessità di riconfigurare il restauro in termini di conservazione preventiva, concependo il patrimonio come «entità misurabile» nella sua relazione dinamica con l’ambiente. Tale impostazione trova origine nel Piano Pilota per la conservazione programmata dei beni culturali in Umbria (1976), ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile per provare a concepire una gestione integrata del patrimonio culturale. Inserendosi in questa prospettiva, la ricerca analizza il potenziale delle tecnologie digitali — digital twin, BIM, IoT, scansione 3D e Machine Learning — nell’elaborazione di modelli predittivi finalizzati alla gestione programmata del patrimonio, con l’obbiettivo di superare l’approccio emergenziale ancora dominante. L’indagine si colloca nel quadro legislativo italiano ed europeo, evidenziando come le strategie digitali possano contribuire all’evoluzione delle politiche di tutela verso una gestione sistemica, preventiva e data-driven. Il riferimento teorico a Giovanni Urbani orienta e sviluppa la riflessione verso una concezione reticolare, relazionale e operativa fra ambiente, patrimonio culturale e sistemi di modellazione digitale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29461