Il Giappone è considerato tra i Paesi più sicuri al mondo, eppure una donna su due tra i diciotto e i cinquantanove anni, dichiara di aver subito nel corso della propria vita almeno una forma di violenza sessuale; nonostante ciò i casi denunciati rimangono tuttavia estremamente limitati. Questo scarto è il punto di partenza di una ricerca sull'evoluzione della legislazione giapponese sui reati sessuali, dall'articolo 177 del Codice penale del 1907 alla riforma del 2023. Per oltre un secolo il diritto penale ha fondato la configurabilità dello stupro sul requisito della «violenza o minaccia». Le riforme del 2017 e del 2023 hanno introdotto il principio del consenso e l'autodeterminazione sessuale quale bene giuridico tutelato, ma la domanda guida va oltre: le riforme hanno realmente modificato il funzionamento delle istituzioni incaricate di applicarle? Attraverso la metafora della «black box», ispirata al libro-denuncia di Shiori Ito, la tesi interpreta il sistema penale come spazio opaco in cui le esperienze delle vittime rischiano di rimanere invisibili. I cinque capitoli di questa tesi prendono in esame: l'evoluzione storica della legislazione sui reati sessuali e all'analisi delle principali riforme normative; le molteplici cause del basso tasso di denuncia, prendendo in considerazione i rape myths, la cultura del silenzio e della vergogna, le difficoltà probatorie e l'ampia discrezionalità attribuita ai procuratori nell'esercizio dell'azione penale;il caso di Shiori Ito sotto il profilo sia penale sia civile, evidenziando le criticità del sistema giudiziario attraverso uno dei casi più emblematici della storia recente del Giappone; il ruolo del movimento delle Flower Demo e dell'attivismo della società civile, nonché sull'influenza esercitata dagli organismi internazionali per i diritti umani nel processo che ha portato alla riforma del 2023; e infine, una valutazione critica della riforma stessa, soffermandosi sui limiti derivanti dalla mancata adozione del modello del consenso esplicito, sulla persistenza della discrezionalità dell'azione penale e sulle potenzialità e criticità del sistema dei giudici popolari. La presente ricerca considera la violenza sessuale non soltanto come una fattispecie prevista dal diritto penale, ma come un fenomeno complesso nel quale interagiscono sistema giuridico, pratiche giudiziarie, strutture di genere e norme sociali. Attraverso un approccio normativo, sociologico e comparativo, e collocando il caso giapponese nel più ampio contesto degli standard internazionali in materia di diritti umani, la tesi sostiene che le riforme legislative rappresentino un passaggio fondamentale ma non sufficiente per garantire una tutela effettiva delle vittime. La metafora della "black box" diviene così la chiave interpretativa dell'intero lavoro, evidenziando come il vero problema non risieda soltanto nel contenuto della legge, ma nelle modalità attraverso cui essa viene concretamente applicata e nelle strutture culturali e istituzionali che continuano a influenzare l'accesso alla giustizia. L'obiettivo ultimo della ricerca è quindi mettere in luce tanto i progressi compiuti quanto le sfide ancora aperte, mostrando come il contrasto alla violenza sessuale richieda non solo riforme normative, ma anche un profondo cambiamento delle pratiche istituzionali e della cultura sociale.
Inside the Black Box: la risposta della giustizia penale giapponese alla violenza sessuale tra evoluzione normativa, tutela delle vittime e limiti strutturali
RENDINA, ILENIA FABIANA
2025/2026
Abstract
Il Giappone è considerato tra i Paesi più sicuri al mondo, eppure una donna su due tra i diciotto e i cinquantanove anni, dichiara di aver subito nel corso della propria vita almeno una forma di violenza sessuale; nonostante ciò i casi denunciati rimangono tuttavia estremamente limitati. Questo scarto è il punto di partenza di una ricerca sull'evoluzione della legislazione giapponese sui reati sessuali, dall'articolo 177 del Codice penale del 1907 alla riforma del 2023. Per oltre un secolo il diritto penale ha fondato la configurabilità dello stupro sul requisito della «violenza o minaccia». Le riforme del 2017 e del 2023 hanno introdotto il principio del consenso e l'autodeterminazione sessuale quale bene giuridico tutelato, ma la domanda guida va oltre: le riforme hanno realmente modificato il funzionamento delle istituzioni incaricate di applicarle? Attraverso la metafora della «black box», ispirata al libro-denuncia di Shiori Ito, la tesi interpreta il sistema penale come spazio opaco in cui le esperienze delle vittime rischiano di rimanere invisibili. I cinque capitoli di questa tesi prendono in esame: l'evoluzione storica della legislazione sui reati sessuali e all'analisi delle principali riforme normative; le molteplici cause del basso tasso di denuncia, prendendo in considerazione i rape myths, la cultura del silenzio e della vergogna, le difficoltà probatorie e l'ampia discrezionalità attribuita ai procuratori nell'esercizio dell'azione penale;il caso di Shiori Ito sotto il profilo sia penale sia civile, evidenziando le criticità del sistema giudiziario attraverso uno dei casi più emblematici della storia recente del Giappone; il ruolo del movimento delle Flower Demo e dell'attivismo della società civile, nonché sull'influenza esercitata dagli organismi internazionali per i diritti umani nel processo che ha portato alla riforma del 2023; e infine, una valutazione critica della riforma stessa, soffermandosi sui limiti derivanti dalla mancata adozione del modello del consenso esplicito, sulla persistenza della discrezionalità dell'azione penale e sulle potenzialità e criticità del sistema dei giudici popolari. La presente ricerca considera la violenza sessuale non soltanto come una fattispecie prevista dal diritto penale, ma come un fenomeno complesso nel quale interagiscono sistema giuridico, pratiche giudiziarie, strutture di genere e norme sociali. Attraverso un approccio normativo, sociologico e comparativo, e collocando il caso giapponese nel più ampio contesto degli standard internazionali in materia di diritti umani, la tesi sostiene che le riforme legislative rappresentino un passaggio fondamentale ma non sufficiente per garantire una tutela effettiva delle vittime. La metafora della "black box" diviene così la chiave interpretativa dell'intero lavoro, evidenziando come il vero problema non risieda soltanto nel contenuto della legge, ma nelle modalità attraverso cui essa viene concretamente applicata e nelle strutture culturali e istituzionali che continuano a influenzare l'accesso alla giustizia. L'obiettivo ultimo della ricerca è quindi mettere in luce tanto i progressi compiuti quanto le sfide ancora aperte, mostrando come il contrasto alla violenza sessuale richieda non solo riforme normative, ma anche un profondo cambiamento delle pratiche istituzionali e della cultura sociale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29422