Questa tesi affronta il tema del falso nell’arte non solo come inganno o frode, ma come fenomeno complesso, capace di mettere in discussione il modo in cui riconosciamo, interpretiamo e attribuiamo valore alle opere. Partendo dall’antichità e arrivando fino al contemporaneo, il lavoro segue l’evoluzione dei concetti di imitazione, copia, falsificazione e autenticità, mostrando come il confine tra originale e derivazione sia cambiato nel tempo in base ai contesti culturali, storici, economici e istituzionali. Dalla mimesi antica alla critica filologica, dal metodo attributivo dell’età moderna fino al ruolo del mercato, degli esperti, dei musei e delle indagini scientifiche, il falso emerge come uno strumento utile per comprendere il funzionamento stesso della storia dell’arte. Particolare attenzione è dedicata anche alla musealizzazione del falso, che da errore da nascondere diventa occasione di studio, confronto e didattica. La ricerca mostra quindi che il falso non è un tema marginale, ma una chiave di lettura fondamentale per riflettere sull’autenticità. Una volta riconosciuto, infatti, esso non perde necessariamente significato: può diventare testimonianza di un gusto, di un mercato, di una credulità collettiva o di un errore critico. Studiare il falso significa, in definitiva, interrogarsi su cosa una società considera autentico e sui processi attraverso cui costruisce, difende e trasmette tale autenticità.
Il falso nell’arte: Falsificazione, copia e riconoscimento dell’autenticità dal mondo antico al contemporaneo
RIZZATO, CARLOTTA
2025/2026
Abstract
Questa tesi affronta il tema del falso nell’arte non solo come inganno o frode, ma come fenomeno complesso, capace di mettere in discussione il modo in cui riconosciamo, interpretiamo e attribuiamo valore alle opere. Partendo dall’antichità e arrivando fino al contemporaneo, il lavoro segue l’evoluzione dei concetti di imitazione, copia, falsificazione e autenticità, mostrando come il confine tra originale e derivazione sia cambiato nel tempo in base ai contesti culturali, storici, economici e istituzionali. Dalla mimesi antica alla critica filologica, dal metodo attributivo dell’età moderna fino al ruolo del mercato, degli esperti, dei musei e delle indagini scientifiche, il falso emerge come uno strumento utile per comprendere il funzionamento stesso della storia dell’arte. Particolare attenzione è dedicata anche alla musealizzazione del falso, che da errore da nascondere diventa occasione di studio, confronto e didattica. La ricerca mostra quindi che il falso non è un tema marginale, ma una chiave di lettura fondamentale per riflettere sull’autenticità. Una volta riconosciuto, infatti, esso non perde necessariamente significato: può diventare testimonianza di un gusto, di un mercato, di una credulità collettiva o di un errore critico. Studiare il falso significa, in definitiva, interrogarsi su cosa una società considera autentico e sui processi attraverso cui costruisce, difende e trasmette tale autenticità.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29268