Negli ultimi decenni, con la progressiva scomparsa dei testimoni oculari della Shoah, si è assistito a uno slittamento verso una dimensione di postmemoria, secondo la definizione di Marianne Hirsch, in cui le immagini assumono un ruolo sempre più centrale nella trasmissione del passato. La crescente disponibilità di materiali visivi confluiti negli archivi non corrisponde, tuttavia, a una maggiore comprensione storica e stride con un’iconografia tradizionale ormai divenuta simbolica. In particolare, le immagini prodotte dagli Alleati al momento della liberazione dei campi hanno contribuito a consolidare un immaginario parziale concentrato sulla fase finale dello sterminio e incapace di restituire la complessità e la durata. Esse hanno inoltre condizionato e complicato la ricezione del vastissimo corpus visivo assai più ampio, del quale occupano tuttavia una porzione minima. A partire da queste considerazioni sulla memoria collettiva, il presente elaborato analizza il ruolo delle immagini d’archivio e le loro riattivazioni in ambito artistico contemporaneo mantenendo come filo conduttore il pensiero di studiose e studiosi come Aleida Assmann e Georges Didi-Huberman. La tesi si concentra, in particolare, sui lavori di Christian Boltanski, Harun Farocki e Gerhard Richter che, attraverso strategie profondamente diverse, ripensano i limiti, le lacune e le modalità di trasmissione e riattivazione delle immagini della Shoah. Si vedrà come Boltanski, pur evitando un utilizzo diretto delle immagini della Shoah, ma grazie all’immaginario collettivo che alcune di esse hanno contribuito a formare, sia riuscito a creare installazioni che ne evocano il ricordo. Farocki, invece, ne ha interrogato e decostruito lo statuto per far emergere ciò che esse occultano. Richter, infine, a partire da immagini preesistenti presenti nel suo archivio fin dagli anni Sessanta, ha tentato per decenni di rappresentarle, approdando, soltanto nel 2014 a forme di astrazione.

Restituire la memoria della Shoah attraverso l’arte contemporanea: Christian Boltanski, Harun Farocki e Gerhard Richter

BAREA, MACRINA
2025/2026

Abstract

Negli ultimi decenni, con la progressiva scomparsa dei testimoni oculari della Shoah, si è assistito a uno slittamento verso una dimensione di postmemoria, secondo la definizione di Marianne Hirsch, in cui le immagini assumono un ruolo sempre più centrale nella trasmissione del passato. La crescente disponibilità di materiali visivi confluiti negli archivi non corrisponde, tuttavia, a una maggiore comprensione storica e stride con un’iconografia tradizionale ormai divenuta simbolica. In particolare, le immagini prodotte dagli Alleati al momento della liberazione dei campi hanno contribuito a consolidare un immaginario parziale concentrato sulla fase finale dello sterminio e incapace di restituire la complessità e la durata. Esse hanno inoltre condizionato e complicato la ricezione del vastissimo corpus visivo assai più ampio, del quale occupano tuttavia una porzione minima. A partire da queste considerazioni sulla memoria collettiva, il presente elaborato analizza il ruolo delle immagini d’archivio e le loro riattivazioni in ambito artistico contemporaneo mantenendo come filo conduttore il pensiero di studiose e studiosi come Aleida Assmann e Georges Didi-Huberman. La tesi si concentra, in particolare, sui lavori di Christian Boltanski, Harun Farocki e Gerhard Richter che, attraverso strategie profondamente diverse, ripensano i limiti, le lacune e le modalità di trasmissione e riattivazione delle immagini della Shoah. Si vedrà come Boltanski, pur evitando un utilizzo diretto delle immagini della Shoah, ma grazie all’immaginario collettivo che alcune di esse hanno contribuito a formare, sia riuscito a creare installazioni che ne evocano il ricordo. Farocki, invece, ne ha interrogato e decostruito lo statuto per far emergere ciò che esse occultano. Richter, infine, a partire da immagini preesistenti presenti nel suo archivio fin dagli anni Sessanta, ha tentato per decenni di rappresentarle, approdando, soltanto nel 2014 a forme di astrazione.
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