La tesi si incentra sul concetto di “inconscio ottico” inizialmente analizzato da Walter Benjamin in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936). L’obiettivo è quello di analizzare l’inconscio ottico da un punto di vista teorico, facendo principalmente riferimento agli scritti dello stesso Benjamin, attraverso il lavoro fotografico di Karl Blossfeldt (1865-1932) e quello cinematografico di Georges Méliès (1861-1938). Due autori contemporanei che, l’uno con le sue fotografie “botaniche” di piante e fiori, l’altro con i suoi film “fantastici” come Le Voyage dans la Lune (1902), hanno contribuito a definire la specificità dei due principali mezzi della modernità. Walter Benjamin sostiene che sia la macchina fotografica sia la cinepresa hanno la capacità di svelare strati nascosti della realtà. L’elemento naturalistico è il protagonista nei lavori di Karl Blossfeldt che, con le sue fotografie, ha rivelato elementi impercettibili all’occhio umano, mostrando le forme architettoniche delle piante, quanto lo è la dimensione illusionistica nei lavori di Méliès, che nei suoi film è riuscito a mettere in scena l’inconscio ottico, mostrando così le potenzialità del mezzo filmico. Il punto di contatto principale tra i due autori è considerare il mezzo tecnico (fotografie e film) come possibilità di ampliamento della percezione. La tesi intende, dunque, rileggere l’inconscio ottico come uno spazio in cui teorie e pratica si intrecciano.

L’inconscio ottico nella fotografia di Karl Blossfeldt e nel cinema di Georges Méliès

CICCOLINI, ALESSANDRA
2025/2026

Abstract

La tesi si incentra sul concetto di “inconscio ottico” inizialmente analizzato da Walter Benjamin in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936). L’obiettivo è quello di analizzare l’inconscio ottico da un punto di vista teorico, facendo principalmente riferimento agli scritti dello stesso Benjamin, attraverso il lavoro fotografico di Karl Blossfeldt (1865-1932) e quello cinematografico di Georges Méliès (1861-1938). Due autori contemporanei che, l’uno con le sue fotografie “botaniche” di piante e fiori, l’altro con i suoi film “fantastici” come Le Voyage dans la Lune (1902), hanno contribuito a definire la specificità dei due principali mezzi della modernità. Walter Benjamin sostiene che sia la macchina fotografica sia la cinepresa hanno la capacità di svelare strati nascosti della realtà. L’elemento naturalistico è il protagonista nei lavori di Karl Blossfeldt che, con le sue fotografie, ha rivelato elementi impercettibili all’occhio umano, mostrando le forme architettoniche delle piante, quanto lo è la dimensione illusionistica nei lavori di Méliès, che nei suoi film è riuscito a mettere in scena l’inconscio ottico, mostrando così le potenzialità del mezzo filmico. Il punto di contatto principale tra i due autori è considerare il mezzo tecnico (fotografie e film) come possibilità di ampliamento della percezione. La tesi intende, dunque, rileggere l’inconscio ottico come uno spazio in cui teorie e pratica si intrecciano.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29261