La tesi analizza la repressione dell’adulterio nel mondo romano, con speciale riguardo al ruolo di emozioni quali il dolor e l’ira del marito e del padre offesi. In particolare, si propone di evidenziare come le aspettative culturali legate a tali stati d’animo abbiano inciso sulla costruzione della disciplina della lex Iulia de adulteriis, rispetto al duplice obiettivo di contenere la violenza privata e favorire la repressione pubblica dell’adulterio. L’indagine si basa sull’analisi delle fonti letterarie e giuridiche antiche e sul confronto con la dottrina moderna. La punizione dei delitti sessuali femminili, tradizionalmente affidata alla famiglia, comportava forme di violenza socialmente accettate, tra cui l’uccisione dei colpevoli. Con la nuova legge, Augusto adottò misure volte a limitare il ricorso a tale mezzo, soprattutto da parte del marito, soggetto ritenuto più incline all’ira. Un’analisi più approfondita mostra tuttavia che simili emozioni furono anche integrate positivamente nella ratio della legge: il iustus dolor del marito offeso divenne fondamento di impunità per l’uccisione del rivale, mentre l’ira fu incoraggiata nell’ambito dell’accusatio adulterii. La legge finì così per legittimare quegli stessi impulsi che intendeva contenere. Infine, la tesi evidenzia l’inefficacia della lex Iulia de adulteriis e il persistere, tra I e II secolo, dell’idea che la violenza domestica, se scaturita dal iustus dolor, fosse in qualche misura giustificabile.

Quia hoc impatientia iusti doloris admisit: strategie e contraddizioni della lex Iulia de adulteriis.

BALDOVIN, CAMILLA
2025/2026

Abstract

La tesi analizza la repressione dell’adulterio nel mondo romano, con speciale riguardo al ruolo di emozioni quali il dolor e l’ira del marito e del padre offesi. In particolare, si propone di evidenziare come le aspettative culturali legate a tali stati d’animo abbiano inciso sulla costruzione della disciplina della lex Iulia de adulteriis, rispetto al duplice obiettivo di contenere la violenza privata e favorire la repressione pubblica dell’adulterio. L’indagine si basa sull’analisi delle fonti letterarie e giuridiche antiche e sul confronto con la dottrina moderna. La punizione dei delitti sessuali femminili, tradizionalmente affidata alla famiglia, comportava forme di violenza socialmente accettate, tra cui l’uccisione dei colpevoli. Con la nuova legge, Augusto adottò misure volte a limitare il ricorso a tale mezzo, soprattutto da parte del marito, soggetto ritenuto più incline all’ira. Un’analisi più approfondita mostra tuttavia che simili emozioni furono anche integrate positivamente nella ratio della legge: il iustus dolor del marito offeso divenne fondamento di impunità per l’uccisione del rivale, mentre l’ira fu incoraggiata nell’ambito dell’accusatio adulterii. La legge finì così per legittimare quegli stessi impulsi che intendeva contenere. Infine, la tesi evidenzia l’inefficacia della lex Iulia de adulteriis e il persistere, tra I e II secolo, dell’idea che la violenza domestica, se scaturita dal iustus dolor, fosse in qualche misura giustificabile.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29201