Il presente elaborato trae origine dal proposito di indagare le tracce di una personale coscienza ambientale in Lucio Anneo Seneca e Gaio Plinio Secondo, comunemente noti come Seneca e Plinio il Vecchio. Il focus di tale ricerca è posto su due opere distinte: il trattato scientifico-filosofico conosciuto come Naturales Quaestiones (NQ), scelto come fulcro dell’indagine riguardante Seneca, e l’opera di natura enciclopedica nota con il titolo di Naturalis Historia (NH), fondamento essenziale per lo studio del pensiero pliniano. La scelta delle suddette opere è motivata dalla convinzione che esse rappresentino le attestazioni più mature e profonde di una peculiare sensibilità, nei due autori prescelti, per lo sfruttamento delle risorse naturali perpetrato dall’uomo. Inoltre, volendo indagare tale argomento nelle sue implicazioni storiche, sociali, culturali e letterarie, si è ritenuto opportuno dedicare ampio spazio all’approfondimento del contesto storico e culturale nel quale le due opere furono composte, coscienti che una piena comprensione delle stesse non possa in alcun modo prescindere dallo studio dei rapporti intrattenuti dai rispettivi autori con il centro del potere di Roma e con l’articolata società in cui essi si trovarono a studiare, scrivere, vivere e agire. Ulteriore oggetto di ricerca, profondamente legato al primo, è l’entità del legame che unisce le due opere sopra citate con la tradizione letteraria del moralismo romano. L’adozione di una simile prospettiva è motivata dalla ferma persuasione che la condanna dello sfruttamento antropico delle risorse naturali, tanto in Seneca quanto in Plinio, sia inscindibile dall’invettiva di ordine morale. In entrambi gli autori, infatti, la devozione al lusso è individuata come causa primaria della degenerazione dei costumi e, insieme, della rottura del delicato equilibrio che governa il rapporto tra uomo e natura. La struttura interna della tesi è articolata in quattro capitoli. Il primo, dedicato interamente alle NQ, propone una rilettura del trattato in stretta connessione al ritiro senecano dall’attività politica al fianco di Nerone, avvenuto nel 62 d.C. Il secondo capitolo, complementare al primo, studia la NH pliniana con peculiare enfasi sul proposito di giovamento da cui è animata, dimostrando come questo derivi sì da una certa adesione al programma di riforma promosso dal primo principe flavio, ma tradisca parimenti la personale ambizione dell’autore a rispondere alle necessità pratiche della classe dirigente romana. In seguito, il terzo capitolo instaura un confronto diretto tra Seneca e Plinio attraverso l’analisi puntuale dei passi che testimoniano l’esistenza di una precisa sensibilità ambientale, evidenziandone affinità e divergenze. Dalla ricerca emerge come l’agire umano sia descritto attraverso i paradigmi dell’irriconoscenza e della violenza, esercitata con brutale intensità nei confronti della terra, personificata e percepita come un corpo vivo e abusato. Il quarto e ultimo capitolo, infine, contestualizza le opere oggetto d’indagine all’interno della tradizione del moralismo romano. Viene indagato come il nesso tra vizio, lusso e sfruttamento oltre misura delle risorse - già elaborato da modelli quali Sallustio, Orazio, Ovidio e Valerio Massimo - sia stato accolto e rielaborato da Seneca e Plinio. L’analisi dimostra che il ricorso a temi tradizionali non costituisce una sterile ripetizione retorica, ma risponde alla volontà dei due autori di legittimare le proprie riflessioni inserendole in un solido orizzonte culturale. In questo risiede l’essenza della ricerca: far emergere l’originalità della sensibilità ambientale in Seneca e Plinio il Vecchio, offrendo una nuova chiave di lettura alla condanna antica dello sfruttamento delle risorse.

Seneca, Plinio il Vecchio e le radici della sensibilità ambientale

CAPPON, PAOLA
2025/2026

Abstract

Il presente elaborato trae origine dal proposito di indagare le tracce di una personale coscienza ambientale in Lucio Anneo Seneca e Gaio Plinio Secondo, comunemente noti come Seneca e Plinio il Vecchio. Il focus di tale ricerca è posto su due opere distinte: il trattato scientifico-filosofico conosciuto come Naturales Quaestiones (NQ), scelto come fulcro dell’indagine riguardante Seneca, e l’opera di natura enciclopedica nota con il titolo di Naturalis Historia (NH), fondamento essenziale per lo studio del pensiero pliniano. La scelta delle suddette opere è motivata dalla convinzione che esse rappresentino le attestazioni più mature e profonde di una peculiare sensibilità, nei due autori prescelti, per lo sfruttamento delle risorse naturali perpetrato dall’uomo. Inoltre, volendo indagare tale argomento nelle sue implicazioni storiche, sociali, culturali e letterarie, si è ritenuto opportuno dedicare ampio spazio all’approfondimento del contesto storico e culturale nel quale le due opere furono composte, coscienti che una piena comprensione delle stesse non possa in alcun modo prescindere dallo studio dei rapporti intrattenuti dai rispettivi autori con il centro del potere di Roma e con l’articolata società in cui essi si trovarono a studiare, scrivere, vivere e agire. Ulteriore oggetto di ricerca, profondamente legato al primo, è l’entità del legame che unisce le due opere sopra citate con la tradizione letteraria del moralismo romano. L’adozione di una simile prospettiva è motivata dalla ferma persuasione che la condanna dello sfruttamento antropico delle risorse naturali, tanto in Seneca quanto in Plinio, sia inscindibile dall’invettiva di ordine morale. In entrambi gli autori, infatti, la devozione al lusso è individuata come causa primaria della degenerazione dei costumi e, insieme, della rottura del delicato equilibrio che governa il rapporto tra uomo e natura. La struttura interna della tesi è articolata in quattro capitoli. Il primo, dedicato interamente alle NQ, propone una rilettura del trattato in stretta connessione al ritiro senecano dall’attività politica al fianco di Nerone, avvenuto nel 62 d.C. Il secondo capitolo, complementare al primo, studia la NH pliniana con peculiare enfasi sul proposito di giovamento da cui è animata, dimostrando come questo derivi sì da una certa adesione al programma di riforma promosso dal primo principe flavio, ma tradisca parimenti la personale ambizione dell’autore a rispondere alle necessità pratiche della classe dirigente romana. In seguito, il terzo capitolo instaura un confronto diretto tra Seneca e Plinio attraverso l’analisi puntuale dei passi che testimoniano l’esistenza di una precisa sensibilità ambientale, evidenziandone affinità e divergenze. Dalla ricerca emerge come l’agire umano sia descritto attraverso i paradigmi dell’irriconoscenza e della violenza, esercitata con brutale intensità nei confronti della terra, personificata e percepita come un corpo vivo e abusato. Il quarto e ultimo capitolo, infine, contestualizza le opere oggetto d’indagine all’interno della tradizione del moralismo romano. Viene indagato come il nesso tra vizio, lusso e sfruttamento oltre misura delle risorse - già elaborato da modelli quali Sallustio, Orazio, Ovidio e Valerio Massimo - sia stato accolto e rielaborato da Seneca e Plinio. L’analisi dimostra che il ricorso a temi tradizionali non costituisce una sterile ripetizione retorica, ma risponde alla volontà dei due autori di legittimare le proprie riflessioni inserendole in un solido orizzonte culturale. In questo risiede l’essenza della ricerca: far emergere l’originalità della sensibilità ambientale in Seneca e Plinio il Vecchio, offrendo una nuova chiave di lettura alla condanna antica dello sfruttamento delle risorse.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29199