La tesi analizza in chiave comparata i rapporti di lavoro, e gli strumenti che regolano il rapporto tra leghe, club e giocatori, nella pallacanestro professionistica in tre sistemi: Lega Basket Serie A, EuroLeague e NBA. L'indagine unisce un metodo giuridico-comparatistico, applicato alle principali fonti collettive e contrattuali, a quattro modelli di economia dello sport (Neale, Rottenberg, Jensen-Meckling, Szymanski). Si sostiene che il Collective Bargaining Agreement della NBA, lo strumento di contrattazione collettiva più avanzato dello sport professionistico, racchiuda una contraddizione strutturale: la quota garantita dei ricavi tutela i giocatori come categoria, mentre il salary cap e il massimo individuale comprimono la libertà negoziale e la mobilità del singolo. Le norme antielusione (cap circumvention) e il relativo regime sanzionatorio sono studiati attraverso i casi Joe Smith e Kawhi Leonard, in cui il danno ricade in misura sproporzionata ora sul giocatore ora sulla franchigia. Il confronto con i modelli europeo e italiano, contrattazione collettiva meno sviluppata, ma restrizioni individuali più contenute, permette di riflettere sulle condizioni per conciliare l'interesse del «prodotto sport» con una tutela più equilibrata del lavoratore sportivo.
I rapporti di lavoro nella pallacanestro: tutela collettiva e libertà individuale tra Italia, Europa e Stati Uniti
FURLANIS, SIMONE
2025/2026
Abstract
La tesi analizza in chiave comparata i rapporti di lavoro, e gli strumenti che regolano il rapporto tra leghe, club e giocatori, nella pallacanestro professionistica in tre sistemi: Lega Basket Serie A, EuroLeague e NBA. L'indagine unisce un metodo giuridico-comparatistico, applicato alle principali fonti collettive e contrattuali, a quattro modelli di economia dello sport (Neale, Rottenberg, Jensen-Meckling, Szymanski). Si sostiene che il Collective Bargaining Agreement della NBA, lo strumento di contrattazione collettiva più avanzato dello sport professionistico, racchiuda una contraddizione strutturale: la quota garantita dei ricavi tutela i giocatori come categoria, mentre il salary cap e il massimo individuale comprimono la libertà negoziale e la mobilità del singolo. Le norme antielusione (cap circumvention) e il relativo regime sanzionatorio sono studiati attraverso i casi Joe Smith e Kawhi Leonard, in cui il danno ricade in misura sproporzionata ora sul giocatore ora sulla franchigia. Il confronto con i modelli europeo e italiano, contrattazione collettiva meno sviluppata, ma restrizioni individuali più contenute, permette di riflettere sulle condizioni per conciliare l'interesse del «prodotto sport» con una tutela più equilibrata del lavoratore sportivo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29185