Nel corso dell’ultimo decennio, abbiamo assistito ad una “rivoluzione digitale” che ha trasformato radicalmente non solo il nostro modo di vivere, ma anche di pensare e comunicare, innovando e rivoluzionando le modalità attraverso le quali i clienti accedono ai servizi finanziari. La crescente interconnessione tra tecnologia e finanza ha comportato una profonda trasformazione del settore dei servizi finanziari, favorendo l’emergere di nuovi modelli di business, strumenti innovativi e operatori non tradizionali. Lo sviluppo delle tecnologie distribuite, e in particolare della blockchain, ha rappresentato uno dei principali fattori di discontinuità rispetto ai paradigmi finanziari tradizionali. Le cripto-attività, nate inizialmente come strumenti alternativi ai sistemi monetari convenzionali, si sono progressivamente affermate come una nuova classe di asset, caratterizzata da elevata volatilità, complessità tecnica e rilevanti implicazioni in termini di rischio. La rapida diffusione di tali strumenti e la preponderanza con cui si sono imposti nel settore finanziario, hanno posto le autorità di vigilanza e gli intermediari finanziari dinanzi a ardue afide: sono stati chiamati a confrontarsi con fenomeni innovativi difficilmente inquadrabili all’interno delle categorie giuridiche esistenti. Sono emerse numerose criticità connesse alla tutela degli investitori, alla prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, nonché alla salvaguardia della stabilità del sistema finanziario nella sua interezza. In risposta a tali problematiche, il legislatore europeo ha progressivamente elaborato un quadro normativo volto a disciplinare il fenomeno delle cripto-attività, culminato con l’adozione del Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR), che rappresenta il primo tentativo organico di regolamentazione del settore a livello sovranazionale. Parallelamente, il rafforzamento delle normative prudenziali e dei presidi di compliance impone agli intermediari un adeguamento continuo dei propri modelli operativi e dei sistemi di gestione dei rischi.
Cripto attività tra Basilea e CRR3: Il regime prudenziale europeo tra MiCAR e standard SCO60
CORDARO, RICCARDO
2025/2026
Abstract
Nel corso dell’ultimo decennio, abbiamo assistito ad una “rivoluzione digitale” che ha trasformato radicalmente non solo il nostro modo di vivere, ma anche di pensare e comunicare, innovando e rivoluzionando le modalità attraverso le quali i clienti accedono ai servizi finanziari. La crescente interconnessione tra tecnologia e finanza ha comportato una profonda trasformazione del settore dei servizi finanziari, favorendo l’emergere di nuovi modelli di business, strumenti innovativi e operatori non tradizionali. Lo sviluppo delle tecnologie distribuite, e in particolare della blockchain, ha rappresentato uno dei principali fattori di discontinuità rispetto ai paradigmi finanziari tradizionali. Le cripto-attività, nate inizialmente come strumenti alternativi ai sistemi monetari convenzionali, si sono progressivamente affermate come una nuova classe di asset, caratterizzata da elevata volatilità, complessità tecnica e rilevanti implicazioni in termini di rischio. La rapida diffusione di tali strumenti e la preponderanza con cui si sono imposti nel settore finanziario, hanno posto le autorità di vigilanza e gli intermediari finanziari dinanzi a ardue afide: sono stati chiamati a confrontarsi con fenomeni innovativi difficilmente inquadrabili all’interno delle categorie giuridiche esistenti. Sono emerse numerose criticità connesse alla tutela degli investitori, alla prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, nonché alla salvaguardia della stabilità del sistema finanziario nella sua interezza. In risposta a tali problematiche, il legislatore europeo ha progressivamente elaborato un quadro normativo volto a disciplinare il fenomeno delle cripto-attività, culminato con l’adozione del Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR), che rappresenta il primo tentativo organico di regolamentazione del settore a livello sovranazionale. Parallelamente, il rafforzamento delle normative prudenziali e dei presidi di compliance impone agli intermediari un adeguamento continuo dei propri modelli operativi e dei sistemi di gestione dei rischi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/29181