La presente tesi indaga se l’intelligenza artificiale possa essere compresa come una nuova forma di tessitura algoritmica, ripensandone il rapporto con pratiche tecnologiche e culturali precedenti, quali il telaio Jacquard e l’immagine digitale. Piuttosto che interpretare tale relazione in termini di progresso lineare, la ricerca si concentra sulla ricorrenza della logica della griglia come tecnica culturale, capace di strutturare sia la produzione tessile sia la rappresentazione visiva. Muovendo dal campo dei visual culture studies e della teoria dei media, con particolare riferimento ai contributi di Bernhard Siegert, Walter Benjamin, W.J.T. Mitchell e Sadie Plant, lo studio analizza le modalità attraverso cui le immagini vengono prodotte, organizzate e percepite in diversi ambienti mediali. Il telaio Jacquard viene considerato come un momento cruciale nella storia della programmabilità, mentre l’immagine digitale è letta come una superficie strutturata composta da unità discrete. Da questa prospettiva, l’intelligenza artificiale è interpretata non come una rottura, ma come una riconfigurazione di tecniche culturali già esistenti. Nel contesto della moda, ciò apre a nuove riflessioni su creatività, autorialità e sul rapporto tra sistemi tecnologici e savoir-faire. Attraverso un dialogo tra patrimonio tessile e visualità digitale, la tesi propone quindi una lettura critica dell’AI come parte di una più ampia storia delle pratiche di produzione dell’immagine.

The present thesis examines whether artificial intelligence can be understood as a new form of algorithmic weaving, reconsidering its relationship with earlier technological and cultural practices such as the Jacquard loom and the digital image. Rather than framing this connection as a linear progression, the research focuses on the recurring logic of the grid as a cultural technique that structures textile production and visual representation. Drawing on visual culture studies and media theory, particularly the work of Bernhard Siegert, Walter Benjamin, W.J.T. Mitchell, and Sadie Plant, the study explores how images are produced, organised, and perceived across different media environments. The Jacquard loom is analysed as a key moment in the history of programmability, while the digital image is approached as a structured surface composed of discrete units. From this perspective, artificial intelligence is interpreted as a reconfiguration of existing cultural techniques rather than a rupture. This allows us to look at fashion, so as to open up new avenues of research, questioning creativity, authorship, and the relationship between technological systems and craftsmanship. Through a dialogue between textile heritage and digital visuality, this thesis proposes a critical perspective on AI as part of a broader history of image-making practices.

Is AI a New Form of Algorithmic Weaving? Rethinking the Relationship between the Jacquard Loom and the Digital Image.

SPEZZAPRIA, ANNA
2025/2026

Abstract

La presente tesi indaga se l’intelligenza artificiale possa essere compresa come una nuova forma di tessitura algoritmica, ripensandone il rapporto con pratiche tecnologiche e culturali precedenti, quali il telaio Jacquard e l’immagine digitale. Piuttosto che interpretare tale relazione in termini di progresso lineare, la ricerca si concentra sulla ricorrenza della logica della griglia come tecnica culturale, capace di strutturare sia la produzione tessile sia la rappresentazione visiva. Muovendo dal campo dei visual culture studies e della teoria dei media, con particolare riferimento ai contributi di Bernhard Siegert, Walter Benjamin, W.J.T. Mitchell e Sadie Plant, lo studio analizza le modalità attraverso cui le immagini vengono prodotte, organizzate e percepite in diversi ambienti mediali. Il telaio Jacquard viene considerato come un momento cruciale nella storia della programmabilità, mentre l’immagine digitale è letta come una superficie strutturata composta da unità discrete. Da questa prospettiva, l’intelligenza artificiale è interpretata non come una rottura, ma come una riconfigurazione di tecniche culturali già esistenti. Nel contesto della moda, ciò apre a nuove riflessioni su creatività, autorialità e sul rapporto tra sistemi tecnologici e savoir-faire. Attraverso un dialogo tra patrimonio tessile e visualità digitale, la tesi propone quindi una lettura critica dell’AI come parte di una più ampia storia delle pratiche di produzione dell’immagine.
2025
The present thesis examines whether artificial intelligence can be understood as a new form of algorithmic weaving, reconsidering its relationship with earlier technological and cultural practices such as the Jacquard loom and the digital image. Rather than framing this connection as a linear progression, the research focuses on the recurring logic of the grid as a cultural technique that structures textile production and visual representation. Drawing on visual culture studies and media theory, particularly the work of Bernhard Siegert, Walter Benjamin, W.J.T. Mitchell, and Sadie Plant, the study explores how images are produced, organised, and perceived across different media environments. The Jacquard loom is analysed as a key moment in the history of programmability, while the digital image is approached as a structured surface composed of discrete units. From this perspective, artificial intelligence is interpreted as a reconfiguration of existing cultural techniques rather than a rupture. This allows us to look at fashion, so as to open up new avenues of research, questioning creativity, authorship, and the relationship between technological systems and craftsmanship. Through a dialogue between textile heritage and digital visuality, this thesis proposes a critical perspective on AI as part of a broader history of image-making practices.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29084