Il sistema tributario italiano è formalmente neutrale rispetto al genere: l'imposta sul reddito si applica al singolo contribuente, indipendentemente dal sesso, con le stesse aliquote, gli stessi scaglioni e le stesse detrazioni. A questa neutralità di diritto si accosta però una differenza di fatto negli esiti del mercato del lavoro, con un divario occupazionale tra i più ampi dell'Unione Europea e redditi dichiarati mediamente inferiori. Poiché le medesime regole agiscono su una distribuzione di partenza asimmetrica — di redditi, responsabilità di cura e ruoli familiari — possono generare incentivi diversi a seconda della posizione di chi vi è soggetto. Muovendo da questa osservazione, la tesi si chiede in che modo il sistema fiscale e tax-benefit, pur neutrale nelle regole, possa generare disincentivi specifici alla partecipazione lavorativa femminile, soprattutto per il secondo percettore di reddito e dopo la maternità, e quali riforme potrebbero rafforzare l'autonomia economica delle donne. L'analisi, di scienza delle finanze, isola il canale fiscale dalle altre dimensioni del divario di genere. Il primo capitolo fissa i fatti stilizzati del mercato del lavoro femminile, dando rilievo al ruolo della selezione: un gender pay gap orario relativamente contenuto non segnala un problema ridotto, ma riflette in parte l'uscita dall'occupazione delle donne con redditi potenziali più bassi. Il nucleo analitico mostra come la grandezza rilevante per le scelte di lavoro non è l'aliquota nominale, ma l'aliquota marginale effettiva — che combina imposta, contributi e perdita di trasferimenti e può risultare particolarmente elevata sul reddito aggiuntivo del secondo percettore. In questo contesto si collocano la discussione critica della gender-based taxation di Alesina, Ichino e Karabarbounis e l'analisi del notch prodotto dalla detrazione per coniuge a carico, in considerazione del paper di Giommoni e Rubolino. L'estensione alla maternità, fondata sulla metodologia event-study di Kleven e coautori e, per l'Italia, sui lavori di Casarico e Lattanzio, mostra come il sistema fiscale non sia la causa della child penalty, ma possa amplificarla o attenuarla agendo sul guadagno netto del rientro al lavoro. Un'indagine esplorativa su 127 rispondenti, condotta a fini descrittivi e senza pretese di rappresentatività, offre un riscontro coerente con i meccanismi individuati. Su questa base, le proposte di riforma sono organizzate attorno ai margini su cui agiscono — partecipazione, ore, reddito, carriera e pensione. L'analisi suggerisce, in conclusione, che la neutralità formale delle regole non garantisce la neutralità dei loro effetti: il sistema tributario non crea il divario, ma, a seconda di come è disegnato, può concorrere ad amplificarlo o ad attenuarlo.

Fisco e Genere in Italia: il sistema tributario e le disuguaglianze nel mercato del lavoro

SAELI, ELEONORA
2025/2026

Abstract

Il sistema tributario italiano è formalmente neutrale rispetto al genere: l'imposta sul reddito si applica al singolo contribuente, indipendentemente dal sesso, con le stesse aliquote, gli stessi scaglioni e le stesse detrazioni. A questa neutralità di diritto si accosta però una differenza di fatto negli esiti del mercato del lavoro, con un divario occupazionale tra i più ampi dell'Unione Europea e redditi dichiarati mediamente inferiori. Poiché le medesime regole agiscono su una distribuzione di partenza asimmetrica — di redditi, responsabilità di cura e ruoli familiari — possono generare incentivi diversi a seconda della posizione di chi vi è soggetto. Muovendo da questa osservazione, la tesi si chiede in che modo il sistema fiscale e tax-benefit, pur neutrale nelle regole, possa generare disincentivi specifici alla partecipazione lavorativa femminile, soprattutto per il secondo percettore di reddito e dopo la maternità, e quali riforme potrebbero rafforzare l'autonomia economica delle donne. L'analisi, di scienza delle finanze, isola il canale fiscale dalle altre dimensioni del divario di genere. Il primo capitolo fissa i fatti stilizzati del mercato del lavoro femminile, dando rilievo al ruolo della selezione: un gender pay gap orario relativamente contenuto non segnala un problema ridotto, ma riflette in parte l'uscita dall'occupazione delle donne con redditi potenziali più bassi. Il nucleo analitico mostra come la grandezza rilevante per le scelte di lavoro non è l'aliquota nominale, ma l'aliquota marginale effettiva — che combina imposta, contributi e perdita di trasferimenti e può risultare particolarmente elevata sul reddito aggiuntivo del secondo percettore. In questo contesto si collocano la discussione critica della gender-based taxation di Alesina, Ichino e Karabarbounis e l'analisi del notch prodotto dalla detrazione per coniuge a carico, in considerazione del paper di Giommoni e Rubolino. L'estensione alla maternità, fondata sulla metodologia event-study di Kleven e coautori e, per l'Italia, sui lavori di Casarico e Lattanzio, mostra come il sistema fiscale non sia la causa della child penalty, ma possa amplificarla o attenuarla agendo sul guadagno netto del rientro al lavoro. Un'indagine esplorativa su 127 rispondenti, condotta a fini descrittivi e senza pretese di rappresentatività, offre un riscontro coerente con i meccanismi individuati. Su questa base, le proposte di riforma sono organizzate attorno ai margini su cui agiscono — partecipazione, ore, reddito, carriera e pensione. L'analisi suggerisce, in conclusione, che la neutralità formale delle regole non garantisce la neutralità dei loro effetti: il sistema tributario non crea il divario, ma, a seconda di come è disegnato, può concorrere ad amplificarlo o ad attenuarlo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29068