In forme diverse, la pratica del means-testing è attiva in Italia da oltre cinquant’anni. L’adozione di criteri unificati, in tutto il territorio nazionale, è bensì più recente. Negli ultimi venticinque anni, l’ISEE ha accompagnato la sperimentazione di numerose iniziative di welfare nel campo socioassistenziale. Ancora più giovane risulta l’applicazione di un reale universalismo selettivo nelle politiche di reddito minimo in Italia. Il loro accesso, o meglio il potenziale beneficiario, è il risultato di una combinazione tra soglie monetarie, risorse disponibili da bilancio pubblico - per capitale destinabile e come configurazione dei valori di sbarramento - e forze politiche che incidono su tutti questi aspetti. L’unificazione della prova dei mezzi non si è accompagnata a un’unità nell’indirizzo di utilizzo primario, è anzi recente la reintroduzione di categorie preordinate rispetto alla sola misurazione delle disponibilità. Lo scenario appare enigmatico anche alla luce della votazione favorevole, da parte italiana, alla raccomandazione del Consiglio dell’UE in materia di reddito minimo. Tra gli elementi approvati compare l’utilizzo del criterio di rischio di povertà, ampiamente superiore al grado di povertà assoluta adottato in Italia. Mentre il Paese appare procedere in direzioni opposte, un primo punto su cui ragionare è l’efficacia di individuazione di ISEE e misure accessorie, ma altresì di come possano incidere negativamente nel processo di emancipazione dalla povertà.

La valutazione delle risorse economiche familiari Calibrare la prova dei mezzi nell’ambito di politiche di contrasto alla povertà

CUOMO, ANDREA
2025/2026

Abstract

In forme diverse, la pratica del means-testing è attiva in Italia da oltre cinquant’anni. L’adozione di criteri unificati, in tutto il territorio nazionale, è bensì più recente. Negli ultimi venticinque anni, l’ISEE ha accompagnato la sperimentazione di numerose iniziative di welfare nel campo socioassistenziale. Ancora più giovane risulta l’applicazione di un reale universalismo selettivo nelle politiche di reddito minimo in Italia. Il loro accesso, o meglio il potenziale beneficiario, è il risultato di una combinazione tra soglie monetarie, risorse disponibili da bilancio pubblico - per capitale destinabile e come configurazione dei valori di sbarramento - e forze politiche che incidono su tutti questi aspetti. L’unificazione della prova dei mezzi non si è accompagnata a un’unità nell’indirizzo di utilizzo primario, è anzi recente la reintroduzione di categorie preordinate rispetto alla sola misurazione delle disponibilità. Lo scenario appare enigmatico anche alla luce della votazione favorevole, da parte italiana, alla raccomandazione del Consiglio dell’UE in materia di reddito minimo. Tra gli elementi approvati compare l’utilizzo del criterio di rischio di povertà, ampiamente superiore al grado di povertà assoluta adottato in Italia. Mentre il Paese appare procedere in direzioni opposte, un primo punto su cui ragionare è l’efficacia di individuazione di ISEE e misure accessorie, ma altresì di come possano incidere negativamente nel processo di emancipazione dalla povertà.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
CUOMO_ANDREA_839628.pdf

non disponibili

Dimensione 1.24 MB
Formato Adobe PDF
1.24 MB Adobe PDF

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14247/29067