La tesi analizza la costruzione culturale e simbolica del “Made in China” a partire dallo stereotipo della “cinesata”, termine che nel lessico quotidiano occidentale evoca bassa qualità, imitazione e assenza di autenticità. L’obiettivo è spostare l’attenzione dal prodotto in sé ai processi attraverso cui il valore viene socialmente costruito, riconosciuto e contestato. Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia sociologia dei consumi, antropologia culturale ed economia politica, il lavoro esamina i concetti di autenticità, imitazione e contraffazione, rileggendo fenomeni come lo shanzhai non solo come violazioni normative, ma come pratiche capaci di rivelare le tensioni del capitalismo globale. La ricerca ricostruisce l’evoluzione storica del Made in China, dalla delocalizzazione produttiva alle catene globali del valore, fino all’ascesa di brand cinesi globali impegnati in strategie di upgrading, branding e riconfigurazione reputazionale. L’analisi si estende infine alle tensioni geoeconomiche, in particolare ai dazi USA, che hanno contribuito a politicizzare l’origine nazionale dei beni. Ne emerge un quadro complesso in cui stigma e prestigio convivono, e in cui la Cina non è più soltanto oggetto di giudizio, ma soggetto attivo nella ridefinizione delle gerarchie simboliche del valore nel mercato globale.
Made in China: Dal mito della “cinesata” all’ascesa dei brand cinesi globali
SICILIANO, CLAUDIA
2024/2025
Abstract
La tesi analizza la costruzione culturale e simbolica del “Made in China” a partire dallo stereotipo della “cinesata”, termine che nel lessico quotidiano occidentale evoca bassa qualità, imitazione e assenza di autenticità. L’obiettivo è spostare l’attenzione dal prodotto in sé ai processi attraverso cui il valore viene socialmente costruito, riconosciuto e contestato. Attraverso un approccio interdisciplinare che intreccia sociologia dei consumi, antropologia culturale ed economia politica, il lavoro esamina i concetti di autenticità, imitazione e contraffazione, rileggendo fenomeni come lo shanzhai non solo come violazioni normative, ma come pratiche capaci di rivelare le tensioni del capitalismo globale. La ricerca ricostruisce l’evoluzione storica del Made in China, dalla delocalizzazione produttiva alle catene globali del valore, fino all’ascesa di brand cinesi globali impegnati in strategie di upgrading, branding e riconfigurazione reputazionale. L’analisi si estende infine alle tensioni geoeconomiche, in particolare ai dazi USA, che hanno contribuito a politicizzare l’origine nazionale dei beni. Ne emerge un quadro complesso in cui stigma e prestigio convivono, e in cui la Cina non è più soltanto oggetto di giudizio, ma soggetto attivo nella ridefinizione delle gerarchie simboliche del valore nel mercato globale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14247/28747